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Viaggio in Italia

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Terminato il suo apprendistato a Venezia, Antonio Canova, artista comunque affermato e già oggetto di diversi riconoscimenti, decide di intraprendere un viaggio che dalla Serenissima lo porterà a visitare mezza Italia, soprattutto lo avvicinerà a Roma, luogo d’elezione per i suoi successivi anni di lavoro. Per questo rifiuta una cattedra di insegnamento: del resto se lo può permettere, vista la sua origine benestante, da una famiglia di scalpellini del trevigiano. Il 9 ottobre 1779 si imbarca a Venezia in un piccolo battello con pochi estemporanei compagni di viaggio, che poi cambierà nel corso del cammino, e inizia il suo peregrinare di cui darà minuzioso resoconto fino al 28 giugno 1780, riportando con dovizia di particolari nomi, luoghi e persone da lui incontrate. Il viaggio si snoda attraverso una lunga successione di tappe che permettono al curioso viandante di esplorare paesaggi nuovi -già solo da Venezia a Bologna è tutto un risalire fiumi e vetture- e vedere in prima persona quello che aveva studiato a bottega. Sicuramente sono folgoranti le visite alle bellezze di Roma e di Napoli: qui rimane quasi un mese, folgorato dai quadri del Museo di Capodimonte e soprattutto dalle statue della cappella Sansevero, dove spicca il Cristo velato. L’occasione è buona per visitare gli scavi di Pesto (Paestum) e quelli di Pompei ed Ercolano: tutti spunti per nuove idee e per continui bozzetti. L’apprendistato, dunque, continua…

Il diario di Antonio Canova è un elenco asettico di luoghi, musei, chiese, statue, ma anche osterie, abitudini e pagamenti: non manca qualche commento su quanto visto, ma onestamente il lavoro doveva stato concepito più come un brogliaccio da viaggio che come un prodotto artistico. Si tratta per questo di un testo che può essere utile ad un pubblico specialistico di storici d’arte che intendono ricostruire, attraverso una testimonianza diretta, i contorni di questa o quella collezione di statue e quadri ormai perduta, che ad un grande pubblico che, superata la prima curiosità del titolo, non troverà altro che nomi, orari, piccoli impegni trascurabili. La narrazione è infatti limitata all’annotazione degli spostamenti, da cui si può ancora una volta ricavare notizia di come fosse complicato spostarsi in Italia a fine ‘700, frammezzando i battelli, alle corriere, ai piccoli calessi, ma non ha nulla né di drammatico né di accattivante. Lascia per questo un po’ perplessi la scelta dell’editore di riprodurre il manoscritto del diario canoviano, conservato in due quaderni dal 1851 nel Museo Civico di Bassano del Grappa, applicando notevoli e pesanti interventi di ammodernamento grafico e linguistico fino a rendere il testo un ibrido fra il grande mercato a cui aspira e la fedele documentazione.