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Viaggio nell’Italia dell’Antropocene

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Nonostante passino i secoli, il Gran tour d’Italia continua a emanare il suo fascino. Così, nel 2786, memore delle avventure del suo antenato Johann Wolfgang von Goethe, esattamente 1000 anni dopo di lui Milordo decide di trascorrere le vacanze visitando per intero il Bel Paese. Certo, molte cose sono cambiate. La tecnologia ha fatto passi da gigante. Diremmo quasi che “d’acqua n’è passata sotto ai ponti”, se non fosse che l’acqua ormai è passata anche sopra ai ponti. A causa del riscaldamento globale iniziato otto secoli prima – intorno al XX secolo -, le calotte polari si sono sciolte e il livello del mare è salito vertiginosamente: un quinto del territorio italiano è sommerso dal mare: sono sparite Venezia, Trieste, Ferrara, Pisa, Ancona, Roma (che si vede tolto il titolo di “eterna”), Napoli, Catania, Palermo, Cagliari e molte altre. L’Italia è tornata a essere grosso modo quella che era nel Pliocene – fra 2,5 e 5 milioni di anni fa – ma con una rapidità mai vista prima. Come sempre accaduto nel corso della storia, i profeti dell’Apocalisse sono rimasti a bocca asciutta: l’umanità è viva e vegeta, Milordo viaggia, riflette, ammira, s’immalinconisce ed emoziona proprio come il suo progenitore. La tecnologia è avanzata enormemente, ma le ripercussioni dei cambiamenti climatici sul territorio hanno costretto l’umanità a sacrifici impressionanti. Larghi pezzi di territorio produttivo e di memorie storiche sono andati perduti sul fondo del mare. La Pianura Padano-Veneta è tornata sotto il livello del mare. Si è tornati a vivere in città palafitticole, bunker sotterranei, villaggi in cima alle montagne. Verona e Pavia sono divenute città costiere affacciate su un mare basso e sabbioso; le Marche sono venute ad assomigliare ai fiordi norvegesi, ma sui crinali delle colline verdeggia una botanica tropicale; l’Iglesiente si è staccato dalla Sardegna; Firenze, Prato e Pistoia affacciano sulla Laguna fiorentina; il Salento è un’isola tropicale abitata da pappagalli variopinti; l’Insenatura tiberina, risalendo verso l’Umbria, ha inghiottito Roma; il Vesuvio troneggia circondato dal mare. Gli occhi di Milordo ci conducono in presa diretta nei dettagli di queste radicali trasformazioni paesaggistiche, indagando le maniere in cui l’uomo si è adattato a esse e misurando quanto sia cambiata fisicamente, antropologicamente e culturalmente quell’Italia che il suo avo amo così tanto…

L’Italia che visita Milordo è quello che gli anglosassoni chiamano il “worst case scenario”, il peggiore degli scenari possibili. Possibile che diverrà probabildive se le cose non dovessero cambiare, se non si dovessero prendere immediate e radicali precauzioni volte a mitigare gli effetti dei cambiamenti. Il viaggio di Milordo è il divertissement che consente agli autori – stimati e competenti divulgatori scientifici – di intervenire con i loro intermezzi per collegare l’Italia del nostro presente all’Italia che vede Milordo: ci stanno dicendo, in sintesi, “guardate, questo è ciò che rischiamo di perdere”. Gli intermezzi di divulgazione scientifica si concentrano infatti sui principali aspetti dei cambiamenti climatici in atto ai giorni nostri, dandoci un po’ le coordinate dello stato dell’arte per quel che riguarda scioglimento dei ghiacci, meteo caratterizzato da fenomeni estremi, carenza di acqua dolce, spostamento abitativo verso le terre alte, inferno dei grandi agglomerati urbani, nuovi modi di produrre cibo, desertificazione crescente e molto altro ancora. Il volume, godibile e istruttivo, è accompagnato da numerose cartine di alta qualità che ritraggono il territorio italiano che sarà: sostanzialmente un’Italia che cede all’assedio delle acque e che si ritrova priva delle sue pianure e delle aree che storicamente ne hanno determinato la ricchezza economica e culturale. Un’Italia esposta più di altri territori al cambiamento climatico e ai fenomeni da esso determinati. Ma conoscere e informarsi sui fenomeni in atto non basta, occorre agire, chiedere un cambio di rotta radicale da parte dei governanti, ma anche prendere parte al cambiamento, cercando di mantenere l’aumento della temperatura media globale sotto il 1,5° C. Il contributo di ciascuno può essere offerto seguendo il decalogo presentato dagli autori, sorta di tavole della legge che sanciscano una nuova alleanza fra l’uomo e la natura.