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Vieni come sei

Vieni come sei

Milano, 23 dicembre. Marina Novembre è in aeroporto e vorrebbe aiutare Orietta e Fabian con i bagagli. I due staranno in vacanza solo una settimana, ma hanno portato con sé l’intero armadio, a giudicare dal numero di zaini, beauty case e valigie che giacciono sull’asfalto innevato del piazzale antistante l’aeroporto. Fabian e Orietta si sono conosciuti sei mesi prima, quando i loro sguardi si sono ripetutamente incrociati in commissariato, dove i due erano stati convocati per le rispettive testimonianze legate alla sparizione di Adele, figlia dodicenne del tycoon della finanza Massimo Drago - nonché titolare di Orietta - e Flavia Bianca Maria Bernardini Agnusdei. Anche Marina, miglior amica di Orietta, ha fatto la sua parte in quei giorni, dando una mano nelle ricerche della ragazzina. In conclusione, Adele è stata ritrovata, Flavia è diventata amica, oltre che di Orietta, anche di Marina e tra quest’ultima e il padre della ragazzina scomparsa, Massimo, è scoppiata la passione. Dopo il ritrovamento di Adele, tuttavia, Marina e Massimo non si sono né più visti, né sentiti. A dir la verità, Massimo ha tentato diverse volte di rintracciarla, ma lei - per non mettere a rischio il delicato equilibrio che è finalmente riuscita a trovare con se stessa - ha preferito tornarsene tra le sue montagne, nel rifugio ad oltre duemila metri d’altezza del quale si occupa, lontana da tutti e soprattutto da lui. Nevica da ore e Marina, dopo aver salutato i due fidanzati, torna in auto verso casa di Orietta, di cui è ospite durante i giorni di assenza dell’amica. Accende la radio e la notizia dell’aggressione e del brutale assassinio di una diciannovenne al parco Formentano la colpisce. Il luogo dell’omicidio si trova a pochi passi dalla casa di Flavia, l’ex moglie di Massimo, e Marina si domanda se la donna sia al corrente dell’efferato episodio...

Una storia che prende per mano il lettore e lo conduce accanto agli emarginati e ai più sfortunati; un omaggio a tutti i clochard, quei senzatetto che vivono la loro condizione con estrema dignità. Questo è ciò che si nasconde dietro il giallo di Claudia Maria Bertola - art director free lance di origine milanese ma torinese d’adozione, alla sua seconda prova letteraria - che torna a raccontare di Marina Novembre, già protagonista del primo romanzo Vernice nera, investigatrice improvvisata e talentuosa con il difficile compito di scavare in una realtà fatta di apparenze per ricercare quella verità che, sola, è in grado di fare giustizia. Marina non è una poliziotta, non è una detective. Si occupa di comunicazione, ma è una persona attenta a cui non sfuggono i particolari e questa caratteristica la aiuta a non fermarsi alla superficie degli avvenimenti, ma ad analizzarne ogni piega e ogni risvolto per arrivare al cuore pulsante di ogni circostanza. La morte di una giovane ritrovata in un parco cittadino innevato accanto ad un clochard di origine marocchina - il colpevole perfetto - diventa occasione per entrare nell’animo di una città fatta di polvere bianca e violenza, di arrivisti e vagabondi, di ville e marciapiedi sui quali dormire, di bugie e gelosie. In una città sferzata da una bufera di neve, che confonde le tracce ma conserva ciò che può fare la differenza, si consuma la tragedia di un uomo condannato senza processo, additato quale perfetto assassino perché, in fondo, siamo fatti così: incapaci di guardare oltre l’apparenza e legati a cliché e ruoli definiti da una condizione sociale, dall’abbigliamento dimesso o da scelte di vita contingenti e che escono dall’ordinario. Marina, però, è diversa: sa guardare oltre gli abiti sporchi di un vagabondo, sa scrutare nell’animo del giovane rampollo annoiato, sa leggere l’animo di chi si finge amico, ma cova rancore e gelosia. Con un impianto narrativo curato fino all’ultimo particolare, una prosa asciutta e capace di mostrare perfettamente i contrasti, la Bertola propone una storia avvincente e ricca di colpi di scena, una vicenda che diventa anche indagine sull’umanità e invita a profonde riflessioni.