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Vieni, ruba

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“... i boccioli del pruno non sentono l’ape / né si gustano trasformati in scorte di miele / da quel sontuoso ronzio”. Così si conclude la lirica di apertura di questa raccolta di oltre centottanta pagine per settantasei poesie, con testo inglese a fronte. Sono poesie di vita quotidiana, vita comune, semplice, spesso oscura e tuttavia straordinarie. Così accade nella lirica che dà il titolo alla raccolta: “Un incendio comporta il suo stesso deflagrare. / Come la nascita. Come l’amore. / Dire al tempo fino alla fine: Caro, entra” /. Il tempo è la vita e le nostre vite, brevi o lunghe che siano, esistono e si definiscono nel tempo, allo stesso modo della vita della pecora dal muso nero che “ti restituisce l’occhiata mentre passi / e il tuo cuore sobbalza / come se fosse stata l’ombra / di qualcuno un tempo amato”. E anche allo stesso modo dei meloni a strisce verdi che “stanno / sotto le stelle in un campo. / Stanno sotto la pioggia in un campo. / Sotto il sole. // Anche alcune persone sono così...”. Oggetti, creature ed eventi umili e quotidiani popolano le poesie di Jane Hirshfield: insetti e animali domestici, marmotte e cerbiatti, sassi e limpidi vasi trasparenti, aceto e olio, olive e formaggi, tazze di caffè. Le banalità di ogni giorno si illuminano sotto i riflettori della poesia e perfino l’Alzheimer si sottrae al nascondimento e alla paura, non perde i suoi colori perché “quando un bel tappeto antico / finisce in pasto ai topi, / i colori e le fantasie / di ciò che rimane / non cambiano”…

Jane Hirshfield è nata a New York nel 1953. Laureata a Princeton, ha ricevuto nel 1979 l’ordinazione laica nella tradizione dello Zen Soto. Vieni, ruba (titolo originale Come, Thief) è il suo secondo libro di poesie tradotto in italiano e colpisce, fin dalla prima lettura, per la sua folgorante, e direi anche rara, bellezza. Si tratta di una poesia capace di conferire novità a cose e fatti banali, donando o ri-donando loro significato, smalto, ragion d’essere attraverso uno sguardo attento e acuto, una riflessione profonda. Proiettata all’esterno, verso le più semplici dimensioni dell’esistere, questa poesia costituisce anche e soprattutto un viaggio interiore, realizzando un’inedita ed efficace fusione di intuizione e riflessione. Scrive Sara Fruner nell’introduzione: “Quando un poeta mette al mondo una poesia spera sempre che, al di là della pagina, il lettore non assista, seduto, all’evento. Spera che si alzi e la raggiunga nel punto dove lei si ferma. La poesia di Vieni, ruba confida in questo patto d’intesa fra poeta e lettore: Hirshfield non supera mai quel punto, non dice più di quel che deve dire”. E così facendo coinvolge il lettore offrendogli un posto d’onore da protagonista, e non da semplice fruitore, dei suoi versi. Gli offre la possibilità di immergersi nell’essenza di ogni momento di vita, depurandolo, per così dire, da scorie, opacità, impurità. Una voce imprescindibile per chi ama leggere poesia.