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Visa transit - Volume 2

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On the road con l’artista Nicolas de Crécy e suo cugino Guy, ventenne, in viaggio dalla Francia alla volta dell’Est europeo, a bordo d’una romantica e scarburata Citroën Visa, estate 1986: atto secondo. L’avventura riprende lungo le rive del Mar Nero, in Bulgaria. La strada non porta, imprevedibilmente, in Turchia; i due si trovano in un vicolo cieco, dalle parti del villaggio di Rezovo. Ecco come appare il confine tra le repubbliche socialiste e l’Oriente: una pozza su un viale sterrato. Niente di spettacolare, niente di simbolico. Tutto qua. Qualche metro più in là, invece, passa un fiume che separa quei due mondi; quel fiume, oggi, è uno dei confini sudorientali dell’Unione Europea. Allora, purtroppo, non c’era niente altro da osservare; nel villaggio mica si poteva entrare. Per andare oltre la frontiera serviva cambiare strada e aggirare l’ostacolo. Nicolas e Guy devono fare presto: il loro visto sta per scadere, non possono rischiare di essere scambiati per spie (e la fama delle prigioni bulgare vale, grossomodo, quella delle galere turche; non è cosa). Frontiera. La guardia domanda il passaporto. Incertezza. Titubanza. Robusta perquisizione dell’auto. Pausa sigaretta. Le guardie chiedono chiarimenti su tutti quei libri che hanno sul sedile posteriore. Ionesco, Zola: cos’è, propaganda occidentale? E cos’è poi quel buffo radar giocattolo sul cruscotto? Stacco. Forse le guardie li prendevano per il naso. Ridevano sotto i baffi. Si sono divertite a mettere loro paura perché loro erano ragazzi liberi, perché quelle guardie potevano solo sognarsi di scavalcare quei confini, a differenza loro. Può essere. Frontiera turca. Controllo di routine. Timbri. Quei timbri, più avanti, si riveleranno un pasticcio. Avanti per la strada; quanti abeti, sembra di stare in Isère. La meta è Costantinopoli, odierna Istanbul: per la strada, Nicolas ripete il nome del padre della patria turca, Mustafa Kemal. Ataturk. “Un nome che schiocca, con un ritmo superbo: bello come una melodia travolgente e ben riuscita”. Chi fosse stato Ataturk questo non aveva importanza: era troppo lontano dal mondo di de Crécy. Era soltanto un suono. Proprio come solamente un suono era il nome della squadra di calcio del vecchio borgo di Galata, il Galatasaray. Parole stampate nella mente come un paesaggio o come una luce. Mentre Nicolas e Guy chiacchierano del nulla, ripetendo suoni senza senso, appare una capra: impassibile, giudicante. E poi un gregge. Serve andare avanti con più cautela, su quelle strade di montagna...

Originariamente apparso in Francia nell’autunno 2020, qui in Italia Visa Transit. Volume 2 è stato pubblicato, come da tradizione di de Crécy, dalle eleganti edizioni Eris di Torino. Il formato è un cartonato a colori, 21x28; la collana è Kina, diretta da Gabriele Munafò e Sonny Partipilo. Rispetto al primo episodio, questo è forse meno travolgente e coinvolgente; si perde parecchio delle atmosfere del viaggio giovanile “on the road”, l’alternanza di flashback e flashforward sembra meno ispirata e decisamente più artefatta, in generale, più cerebrale; al termine della lettura, si mettono insieme più memorie d’una vita (e di tanti viaggi, quanti) dell’artista francese piuttosto che memorie d’un viaggio di due ragazzotti pieni di sensibilità e innocenza. Intendiamoci: il livello rimane buono e le ambizioni smisurate (e forse è proprio per via di queste ambizioni, facilmente riconoscibili, che il giudizio va calibrato ben diversamente). A fare da trait d’union tra una memoria e l’altra è l’epifania di Michaux, un Michaux motociclista mattoide, come già nel volume primo. Osservano puntualmente su «Lo Spazio Bianco»: “A tenere d’occhio il ‘turismo nella memoria’ di De Crécy è Henry Michaux. Il celebre scrittore francese, evocato in forma ectoplasmatica durante la narrazione, cerca di fermare tutti i tentativi di appropriazione dei suoi testi di De Crécy inseguendolo con una motocicletta. E da esperto viaggiatore qual è (in vita, come pioniere della mente, grazie alla mescalina, e da morto come viaggiatore del tempo, dato che ‘il tempo non è lineare’) diventa il viatico di questa storia”. Diventa un viatico...sì; e direi che diventa un meccanismo di interruzione (del flashback; del flashforward; della digressione politica; della divagazione socialista; della paranoia nucleare). A questo punto della saga, teoricamente conclusa col terzo libro (prevista un’edizione italiana per fine autunno 2022), difficile prevedere che rotta prenderà la storia; tornare più spesso a bordo della vecchia Visa darà ovviamente benefici effetti alla linearità e alla poeticità della narrazione. Staremo a vedere.