Che la si affronti alla stregua di una visita all’esposizione museale di rarità preziose ed ignote, oppure a quella di una “flânerie priva di meta” per seguire la definizione dell’autrice stessa, il testo ci conduce in un gioco di corrispondenze e rimandi. Ma soprattutto lungo un percorso rievocativo tra persone e luoghi, che sarebbe impossibile riassumere in un tragitto lineare. Meglio dunque lasciarsi condurre da quello stesso spirito di dilettoso vagabondaggio di cui furono maestri, Baudelaire su tutti, alcuni dei protagonisti che incontreremo nel corso della lettura. Il percorso prende l’abbrivio dal palazzo ubicato a Roma in via Condotti 23, dove la Gazzini ha vissuto da bambina, ma ci conduce ad esempio al 14 di rue de la Rochefoucauld, dove Gustave Moreau ha abitato dal 1853 fino al giorno della sua morte nel 1898. L’abitazione è ora una casa-museo dedicata al pittore, ma anche il luogo simbolico dell’utopia di un simbolista che amava definirsi pittore di storie (peintre d’historie) ma assemblare i suoi scritti come fossero raccolte di sogni. Altra abitazione convertita a museo è quella di Mario Praz, ubicata a Roma al terzo piano di Palazzo Primoli, che ospita una collezione di più di milleduecento opere di varia tecnica e diverso soggetto, composte tra il XVIII secolo e la prima metà dell’Ottocento. La suggestione cresce di pagina in pagina, allorché l’autrice ci consegna particolari di protagonisti di assoluta importanza, del valore di Ludwig di Baviera, Camille Claudel, Costantin Kavafis, Tamara de Lempicka, Claude Debussy, Guillame Apollinaire, Paul Valery, Luchino Visconti ed altri ancora...

Tiziana Gazzini, giornalista e critica d’arte, esperta di comunicazione e immagine, vanta al suo attivo una nutrita attività saggistica e pubblicistica condotta attorno a vari temi della cultura. Nel suo ultimo libro, che qui presentiamo al lettore, ella addensa una pregiata raccolta di oltre trenta, tra articoli e saggi, dedicata a figure visionarie scritti nel corso della sua trentennale carriera. Una sorta di galleria di poeti e scrittori, pittori e filosofi, personaggi legati a vario titolo al mondo della cultura, che non hanno inteso trascorrere la loro esistenza in quella forma convenzionale e protetta dalla benedizione sociale alla quale normalmente aderisce la maggior parte del genere umano. Ovvero di intellettuali che hanno optato per una condizione umana che li ha resi dei fuggiaschi, dei disertori, dei fuorilegge che hanno passato clandestinamente la linea sottile del confine che delimita il sogno dalla realtà, ciò che è appare tangibile da quel che invece resta finzione. Simbolisti, esteti, dandies e altri sognatori – per riprendere il sottotitolo del libro – che in quel lembo intangibile di terra hanno potuto liberare i freni inibitori del fervido flusso immaginifico della loro creatività e della loro umana sensibilità, hanno consentito alla sottigliezza della propria arguzia intellettiva di fondersi con la vagabonda libertà degli umori. Dal valico indefinito posto su quell’altrove, essi hanno sollevate le cortine che ostacolavano la febbrile immaginazione visionaria, consentendo al capriccio e alla fantasia di traghettare l’improbabile avvolti da un’aura d’inconciliabilità con il mondo esterno. I ritratti che la Gazzini dedica a numerosi e illustri componenti di tale categoria artistica, la ricostruzione degli ambienti e delle atmosfere che ne hanno costituito lo sfondo, sono fatti di pagine che si leggono con intenso piacere, non senza provare a nostra volta l’indicibile fascinazione di una flânerie.