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Visto che vestiti

Visto che vestiti

Le donnole vivono nel Bosco Tanetonde e seguono da sempre le regole, girando con la semplice pelliccia grigia e senza vestiti. Tutte tranne Danny, che invece si distingue dalle altre perché indossa degli abiti e si veste in maniera eccentrica ed originale. Il gruppo però ne ha abbastanza di tanta diversità e decide di fargliela pagare cara, attaccandolo e criticandolo aspramente. Nonostante l’amore e l’appoggio del padre, Danny decide di andarsene dal Bosco insieme ad un gruppo di ermellini variopinti; nel frattempo le donnole, rimaste sole, si accorgono di essere tristi e accettano di indossare i coloratissimi abiti di Danny, regalati loro da suo padre. Cambiare abiti fornirà alle donnole una nuova prospettiva e al ritorno Danny troverà un Bosco più felice e colorato...

Sono oramai diversi gli albi e le storie sull’identità e sul rispetto, fortunatamente, eppure l’argomento è ancora molto attuale e delicato. Ogni bambino, crescendo, incontra e si scontra con chi ha in mente per lui un percorso stabilito ed essere “diversi” manifestando atteggiamenti, pensieri, persino gusti estetici non comuni non è facile. Sono necessari genitori accoglienti e amorevoli, come il padre di Danny che sa dirgli sei giusto così, così come sei, e persone che possano supportarlo ed aiutarlo a scoprire chi è, chi vuole essere. È facile etichettare come “normalità” regole consolidate, tradizioni, modi di dire, usi e costumi e come “diversità” con un’accezione negativa tutto ciò che invece si presenta in maniera opposta, ed ecco perché albi come questo costituiscono uno strumento importante. La storia ha un precedente famoso in Gli Ughi e la maglia nuova, uno dei primi albi sull’argomento scritto da Oliver Jeffers e pubblicato da Zoolibri. Anche la casa editrice Edt Giralangolo da sempre è impegnata nella pubblicazione di albi specifici sull’identità di genere e contro gli stereotipi raccolti nella collana Sottosopra, a cui appartiene anche questa storia, diretta da Irene Biemmi.