Salta al contenuto principale

Vita dei bambini nell’antica Roma

vitabambinianticaroma

“A quei tempi c’erano anche schiavi bambini e venivano trattati molto male”. Ma non solo gli schiavi, anche i piccoli romani liberi non se la passavano bene: costretti a mangiare roditori spalmati con interiora di pesce viscide e puzzolenti, a condividere la stessa spugna come carta igienica, a baciare muli per curare il singhiozzo. Contro i pidocchi le teste venivano spalmate con cacca di capra, mentre invece che all’Isola dei Famosi il pubblico osannante assisteva allo “spettacolo” di poveri disgraziati infilzati con un forcone e dati in pasto agli orsi. Invece delle telecamere del Grande Fratello c’erano schiere di Dei che ti tenevano costantemente d’occhio e guai a farli arrabbiare, soprattutto Giove che poteva farti saltare in aria con un tuono, o Nettuno che aveva poco senso dell’umorismo e poteva scatenare un terremoto. Meglio tenersi buona anche Minerva, dea della saggezza, e rigare dritto con Marte, dio della guerra. Un insegnante “fetente” ti puniva a bacchettate sulle mani, mentre uno stuolo di schiavi ti teneva fermo per permettergli di riempirti di scudisciate sul sedere, e in ogni caso si andava a scuola tutta la settimana, 7 giorni su 7, senza weekend e senza vacanze, mai! Inoltre, se l’insegnante non si rivelava capace, poteva anche finire sbranato da un leone…

Insomma, una vita odiosa, piena di cacca, caccole e altre schifezze – parole ripetute fin troppo spesso nel testo -, quella che secondo Chae Stratie vivevano i piccoli abitanti dell’antica Roma. Un popolo zozzo, rozzo e violento, che adorava solo gli imperatori più sanguinari e aveva bisogno di scudisciate per rigare dritto. Una città fatiscente, pericolosa e puzzolente, in cui si erigevano costruzioni fuori legge che poi crollavano o venivano incendiate. Una vita fatta di soprusi, di prepotenze e angherie, di rigide divisioni sociali e crudeli regolamenti di conti. Una società in cui le donne ricevevano solo una minima istruzione, erano costrette a sposarsi giovanissime ed esaurivano il proprio ruolo badando alla casa e ai figli. La Roma descritta nel libro non sembra la capitale del più grande Impero d’occidente, la patria di Cesare e Cicerone, la culla dell’intera civiltà d’Europa che migliaia di anni fa ha costruito acquedotti e strade persino in Britannia. Appare piuttosto una borgata lurida e fetente, abitata da un popolo rozzo e violento che vive in costruzioni fatiscenti e si lava di rado. Il risultato è un racconto abbastanza parziale che non rende affatto giustizia alla civiltà di Roma antica. “Pensi di stare male oggi? Allora pensa a quando gli antichi bambini romani…” è il mantra che accompagna la lettura di ogni capitolo e che probabilmente sta a cuore davvero agli autori. Ma forse questo è solo un gioco, un po’ di storico humor inglese.