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Vita di un reporter

Vita di un reporter

Il giornalista statunitense Victor Simpson ha trascorso più di metà della sua vita nella capitale italiana. La famiglia di origini ebraiche e borghesi risiedeva a New York fin dalla generazione dei suoi nonni, da parte paterna dall’inizio della Guerra Civile (1861-65), da parte materna dal 1890. Victor nasce nel 1942 e cresce giocando sui marciapiedi nel multireligioso Upper West Side di Manhattan, a pochi isolati da Central Park, fra Amsterdam Avenue e la 90°. Via via che cresce può assistere ragazzino ai radicali cambiamenti etnici e demografici in città e nel quartiere, ben letti anche grazie alla madre maestra elementare e soprattutto al padre avvocato progressista (in fase maccartista), che perde un occhio per un mattone durante una manifestazione e poi viene ucciso per le sue idee nel 1964. Nel frattempo, ha manifestato una precoce vocazione per la scrittura e il giornalismo, si è laureato all’Hobart College e ha svolto il dovuto servizio attivo nell’esercito. Comincia a lavorare per l’Associated Press, redazione di Newark, New Jersey, e nel 1968 realizza un primo grande “colpo” incontrando con tenacia e acume Svetlana Allilujeva Stalin, figlia del leader sovietico Josif Stalin (morto nel 1953), sfuggita ai suoi tutori durante un viaggio all’estero e residente a Princeton, intervista ripresa sui giornali di mezzo mondo. Dal 1967 era tornato a New York e nel 1972 viene inviato a Roma, dove è restato come caporedattore con grande successo professionale...

Victor Simpson è un grande giornalista della vecchia scuola, amabile e gentile, da sempre appartenente alla maggiore agenzia del mondo. Ormai attempato, consegna ai lettori un bel libro di ricordi, non un’autobiografia organica, piuttosto degli scorci di vita personale (l’amata moglie cattolica Daniela Petroff, la figlia undicenne uccisa nell’attentato di Fiumicino di dicembre 1985) e alcuni dei più clamorosi servizi pubblici, soprattutto da vaticanista coi papi succedutisi, in particolare Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II (considerato anche lui una personalità di frontiera nell’interessante prefazione di Leo Osslan). L’autore inizia con due aneddoti di proprie indecisioni: un’occasione mancata (attentato di un gruppo estremista nel marzo 1979 vicino a dove viveva) e un’intervista mancata (a De Chirico nella casa di Piazza di Spagna nel 1973). I successivi capitoli narrano appunto della Polonia di Wojtyla, delle bizzarrie del mestiere (a Belgrado nel 1977 rispetto a Tito, durante il quasi riuscito attentato romano al re dell’Afghanistan in esilio nel 1991), del rapporto terreno e storicamente determinato dei papi cattolici con gli ebrei, della tragedia della figlia Natasha nell’attentato dove viene ferito anche il secondo figlio Michael; delle peculiarità e curiosità dei voli ufficiali papali (Simpson ne ha compiuti in tutto 92, l’ultimo il 16 settembre 2012). Un interessante flusso di memorie con acuti spunti di riflessione e significative foto, senza rielaborazioni scientifiche o apparati critici.