Salta al contenuto principale

Vita e morte di Émile Ajar

Vita e morte Emile Ajar

Nel 1975 lo sconosciuto Émile Ajar, acclamato dalla critica, vince il premio Goncourt con il libro La vita davanti a sé. La signora Lynda Noël giura di aver veduto il libro Mio caro pitone, l’esordio di Ajar, sulla scrivania dell’affermato scrittore Romain Gary, mentre era intento alla stesura. Nessuno le crede: la critica, l’editore, il comitato del premio sono tutti concordi nel ritenere che il genio e la freschezza dei libri di Ajar non possano essere frutto dell’opera di Gary, autore ormai giunto alla fine della sua carriera, del quale avrebbe più senso rileggere i vecchi romanzi che non perdere tempo con i nuovi lavori. Eppure non mancherebbero abbondanti indizi, per chi si prendesse la briga di un confronto attento dello stile, per vedere chiaramente come l’autore de La vita davanti a sé sia proprio Romain Gary: persino, alcune frasi di Ajar sono riprese, identiche, dai romanzi di Gary. A spiegazione di certe coincidenze e somiglianze, la paternità dei libri di Ajar verrà attribuita a Paul Pavlovitch, un cugino di Gary. Per scardinare i pregiudizi dei critici, e a mostrarne l’atteggiamento ottuso e autoreferenziale, è necessario che lo stesso autore scopra le carte...

Queste poche e densissime pagine sono state stese nel 1979, pochi anni dopo l’esplosione dell’affaire Ajar e subito prima del suicidio dell’autore. Pubblicate postume nel 1980, in esse Romain Gary svela di aver scritto di suo pugno quei celebrati romanzi, proprio nel momento in cui la critica lo riteneva ormai passato e non più degno di nota. La laconica confessione, contenuta nel libro, apre tuttavia ad una moltitudine di piani di lettura e si rivela ricchissima. Certamente, in quanto autobiografia, Vita e morte di Émile Ajar è il testamento letterario di un grande romanziere, in cui questi disvela il proprio mestiere come in un manifesto poetico ex-post. In quanto narrazione, esso illumina e sbeffeggia le contraddizioni e le idiosincrasie della società letteraria, della critica e dei comitati dei premi. In quanto romanzo in sé, tuttavia, questa prova artistica riesce in una creazione letteraria sofisticata e moderna, in cui l’autore diventa personaggio di se stesso e l’invenzione stessa dà vita al mestiere dello scrivere. Corredato di un’interessante postfazione di Riccardo Fedriga, che guida il lettore nella raffinata “poetica del fare pseudo” di Romain Gary, il libro Vita e morte di Émile Ajar, letto a quasi quarant’anni di distanza, si dimostra non soltanto testimonianza preziosa, ma anche e soprattutto pregevole opera letteraria.