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Vita immaginaria di un alloro

Vita immaginaria di un alloro

È la sua vecchia compagna di classe Federica Ruffo ad accennargli per la prima volta alla vicenda del professor Marco Ferro e del suo allievo Yussef. L’ultima volta che l’aveva vista era in occasione della maturità al Pitagora di Crotone, in Calabria. Poi più nulla, finché sua sorella, da cui è ospite, decide di organizzargli una rimpatriata di compagni di liceo. Federica, naturalmente, è sempre la più bella, con i suoi capelli corvini e la perfetta forma fisica. Con lei c’è Lino, suo marito, di un anno più grande, completamente calvo, con il quale ha tre figli maschi. Arrivato un momento della serata, con l’alcol che scalda i cuori e scioglie i corpi, qualcuno propone di fare un tuffo in acqua; altre persone rimangono in casa; lui e Federica prendono due sdraio e si piazzano in riva al mare. Per rompere nuovamente il ghiaccio, lei le chiede se i nomi di Marco Ferro e Yussef gli dicano qualcosa in relazione allo scandalo scoppiato nella scuola dove lei insegna. No, risponde lui. Però ora non c’è tempo, è una storia molto lunga, che merita di essere trasposta in un romanzo e, soprattutto, lui è la prima persona a cui ne parla. Proprio in quel momento, dal mare riemergono gli uomini che sono andati a tuffarsi e così sono costretti a riparare tutti in casa…

Secondo la mitologia greca, quando Apollo dichiarò il proprio amore alla ninfa Dafne, questa lo respinse e scappò via. Tuttavia, poiché il dio prese a inseguirla, Dafne chiese aiuto a Gea, che la trasformò in un albero di alloro. È tenendo a mente questa storia che si viene a capo e si può davvero apprezzare Vita immaginaria di un alloro, ultima opera di Mario Fortunato (I giorni innocenti della guerra, Allegra street, Le voci di Berlino, Amori romanzi e altre scoperte, e molto di più), che conferma di essere uno scrittore sublime. Questo romanzo è un romanzo corale che racconta le vicende di diverse persone – il protagonista, Sergio, Federica, Marco Ferro, Yussef – che, in una maniera o in un'altra, con le loro azioni finiscono per dare una sorta di rivisitazione moderna del mito di cui sopra e finiscono per intrecciarsi tra loro, l’una con l’altra, proprio come le fronde di dell’albero. In questo senso, la domanda sottesa all’intera narrazione è: quanto il narratore è responsabile delle azioni che conseguono le sue parole? La risposta non è chiara, o meglio, è lasciata alla libera interpretazione di ciascuno. Quello che invece è limpido è la scrittura di Fortunato. Fin dalla prima pagina, e poi parola dopo parola, imbastisce un racconto che scorre come l’acqua di un fiume. Una menzione d’onore poi alle numerose opere d’arte che vengono citate: solo la lettura fa venire voglia di prendere un aereo e partire per poterle vedere dal vivo.