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Vita Romana

Vita romana. Usi, costumi, istituzioni, tradizioni

Era un piccolo villaggio di pastori sul colle Palatino che scendevano a seppellire i propri morti “nell’umida e angusta valle dove poi sorse il Foro”, ma divenne la più grande metropoli dell’antichità. Dieci secoli dopo, quando Costantino trasferì a Bisanzio la capitale dell’Impero, “l’abitato di Roma aveva un perimetro di quasi venti chilometri e una popolazione numerosissima”. Nel IV secolo d.C. undici acquedotti fornivano alla popolazione circa un miliardo e mezzo di litri d’acqua, utilizzati in 11 terme pubbliche, 856 bagni privati e 1152 fontane; si contavano 37 porte nelle mura, 8 ponti sul Tevere, 11 Fori, 10 basiliche, 36 archi di marmo, 28 biblioteche, 2 anfiteatri. Ma “(…) anche quando Roma si fu estesa in modo che i limiti dell’abitato si trovavano molto lontani dall’antico solco di Romolo, il centro della vita romana non si spostò. Dove erano state le origini, là rimase il cuore di Roma”. Nell’avvallamento ai piedi di Campidoglio e Palatino, dove un tempo pascolavano le pecore, fervevano politica, affari, amministrazione della giustizia, parate ufficiali, commercio, vita sociale (Plauto scriveva: “Chi vuol trovare un uomo che manca alla sua parola, vada nel Comitium; i mariti ricchi che hanno voglia di rovinarsi cercali nei pressi della Basilica, lì vi sono sgualdrine, uomini pervertiti e gente intenta a stipular contratti; quelli che amano far delle cene in comune con gli amici li troverai nel Forum piscarium”)…

Fusione dei due volumi Vita Romana (comparso in tre successive edizioni rispettivamente nel 1940, 1941 e 1942 e a sua volta derivante dal testo scolastico Lar familiaris uscito nel 1929 e mai più ristampato) e Urbs (due edizioni entrambe nel 1942, a gennaio e settembre), questo bel libro esplora la topografia di Roma dalla fondazione all’era imperiale (comprese alcune contorte vicende edilizie), descrive la struttura e le funzionalità delle case e ville romane, l’arredamento, la gastronomia, i vestiti e gli ornamenti delle donne e degli uomini dell’antica Roma, analizza il ruolo della schiavitù nella loro società. E poi l’industria, il commercio, i mestieri, le usanze funebri, la vita culturale (finanche la cancelleria), la medicina, i viaggi, i divertimenti e svaghi (dai giochi dei bambini ai sanguinari ludi circensi), le superstizioni, la magia. Ugo Enrico Paoli (1884-1963), filologo classico e latinista, fu l’inventore del genere “vita quotidiana al tempo dei Romani” che così tanta fortuna ha avuto nell’ultimo secolo: Vita Romana fu la traccia anche di alcune puntate della trasmissione radiofonica Classe unica condotte da Paoli nel 1954. Sorrette costantemente dal sapere profondo di Paoli e perciò assolutamente credibili (l’autore immagina di trovarsi di fronte a chi gli chiede “Ma questo mondo, insomma, così come tu me lo presenti, è una obbiettiva ricostruzione storica o te lo sei cavato tu dalla testa?”), le descrizioni della vita quotidiana dei Romani sono vive e sempre interessanti per il lettore. Ovvio che il linguaggio a tratti sia un pochino ampolloso (si tratta pur sempre di un saggio di quasi un secolo fa) e che non ci sia traccia delle scoperte e degli approcci della più moderna archeologia e storiografia, ma si tratta comunque di un vero classico nel suo genere.