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Vite aliene

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La raccolta è suddivisa in tre sezioni. Nella prima, le poesie si muovono tra spazi siderali e terra, tra scienza e sentimento: “Ci siamo sentiti esiliati, confinati. / Abbiamo rotto gli indugi del coraggio / e siamo saltati, anche questa volta / chiudendo gli occhi. // Le curve spazio temporali / non muoveranno nausee / finalmente. Un qualsiasi viaggio / meglio dell’andirivieni tutto terrestre”. Nella seconda sezione si invera l’incontro con l’altro, l’alieno, quello che incontriamo o che giunge da lontano e quello che si nasconde dentro di noi: “Gli alieni li ho sempre voluti / dentro di me. / Sono partiti dal loro passato, / dai loro pianeti intimi /, malvagi non possono essere. / Però / siamo figli dello stesso male / di un’immensa insensatezza, / che viene da lontano”. La sintesi avviene nella parte terza della raccolta, nella quale i tempi si saldano e si confondono, così come il ricordo e il riconoscimento: “Nella lunga coda di gente, / le tante persone della mia vita, / anime vecchie e nuove, / individui vivi e morti / nella corale di frasi, / le parole, sepolte nelle viscere della verità, / svaniscono...”. Ciascuno di noi è insieme autoctono e alieno, sembra suggerirci il poeta…

Vite aliene è il quarto libro di poesia di Enzo Martines, che scrive anche testi per il teatro e tiene performance dal vivo di musica e poesia. La silloge esordisce con un’immagine del tempo, quel tempo limitato e breve che gli umani si ostinano a misurare, definire, narrare, e poi intraprende, verso dopo verso, un percorso di sorpresa e consapevolezza insieme, tra memoria ed impegno. Nella prefazione Antonella Sbuelz, scrittrice friulana come Martines, nota che questi versi sono: “... una vibrante auscultazione della propria dimensione esistenziale e di ciò che può renderla, appunto, improvvisamente aliena: altra, inattesa, straniante. O semplicemente straniera”. Va da sé che la raccolta offre possibilità di lettura diverse, a seconda dell’ambito che si vuole privilegiare, da quello psicologico a quello scientifico o fantascientifico, da quello storico a quello sociologico, perché le accezioni di alieno e di straniero sono ampie e sempre in movimento, sempre in mutazione; tra luci ed ombre, tra specchi e nebbie aprono riconoscimenti, abbreviano tempi e distanze, focalizzano l’attenzione sui volti e gli sguardi.