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Vite brevi di tennisti eminenti

Vite brevi di tennisti eminenti

Da quando l’inventore Wingfield ha avuto l’idea – nel 1874 – di prendere il royal tennis, quella attività ricreativa per abitanti dei castelli qual era, e di racchiuderne strumenti e regole in una comoda valigetta diffusa sul mercato, da allora questo sport ha attratto intorno a sé innumerevoli e notevoli storie, oscure e affascinanti. Giocate sopra la contraddizione tra lo spettacolo per il pubblico e le idiosincrasie individuali, queste dischiudono la peculiarità di uno sport “appiccicoso”, ossessivo e quasi maniacale. Si pensi a Gottfried Von Cramm, che ha sacrificato vittorie – finanche di Wimbledon stesso – per la devozione allo stile, alle flanelle e ai “larghi gesti” eleganti. Oppure a Pancho Gonzales, quasi indifferente all’avversario e al suo sport individuale e perfezionista; come un rinnovamento dell’imperativo alla perfezione di Suzanne Lenglen, così intenta al compito da attraversare acute crisi di pianto. Si tratta di uno sport, d’altra parte, sempre pericolosamente tendente ad una danza infinita, ballata – nel religioso silenzio del pubblico – alla percussione reiterata della palla sulla racchetta, da protagonisti strani, radicalmente singolari, perversamente attenti al dettaglio fino al limite – a volte, oltre – della salute psichica. Infinita, anche perché, per chi ormai ne è avvinto, il tennis – dice Federer – “non se ne andrà mai, sarà sempre qui”...

Giuseppe Merlo, Ken Rosewall, Maureen Connolly e molte altre figure di spicco del tennis sono i protagonisti delle fotografie e dei capitoli che compongono questo libro; oltre a Jack Kramer, il quale spicca in copertina e la cui azione imprenditoriale in favore del tennis professionistico irrompe spesso nelle storie, a porre termine alla stagione di cui qui si tratta. Le foto d’agenzia che Matteo Codignola ha selezionato sono degli anni Cinquanta; ad ognuna l’autore affianca una didascalia, dilatata fino a diventare un capitolo che illustra, ricorda e narra le gesta e le vite – le storie – di tali eminenti tennisti. Né cronaca sportiva, né storia della disciplina, questo saggio è prima di tutto un esercizio letterario notevole. La prosa elaborata e il periodare complesso, l’ironia e il coinvolgimento personale dell’autore, l’andirivieni dei personaggi e delle storie: tutto questo sembra rispecchiare stilisticamente quella cifra coreica e ricorsiva che del tennis viene raccontata. Nonostante che l’autore non si premuri di spiegare i fondamentali e si rivolga, apparentemente, a lettori egualmente appassionati e competenti, l’ottimo risultato di questo esercizio saggistico si misura nella sua capacità di affascinare anche il lettore che non sappia neanche cosa sia un tie-break. Se anche non si condivide con l’autore la familiarità con i personaggi e con lo sport, queste Vite brevi compongono una lettura intrigante e seducente, offrendo piccole intuizioni della bellezza di tecnica e strategia tennistica, dettagli coloriti sull’evoluzione della disciplina e, soprattutto, scorci di storie degne di essere raccontate.