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Vite di traverso

Vite di traverso

Roma, primi anni Duemila. Un ragazzo viene trovato morto e completamente nudo per strada. Sulla pancia, a pennarello rosso, la scritta: “Spettegolate pure, ‘sticazzi. Il nemico è invisibile, è invincibile”. Il giovane risponde al nome di Simone T., ventisette anni, siciliano, studente fuori sede e fuori corso, alto, magro e con l’occhio destro un po’ più in alto del sinistro. La sua morte verrà archiviata come suicidio. A parte questo, si sa poco, molto poco, della vita di Simone T.: girava per le vie di San Lorenzo con una sigaretta (o comunque qualcosa da fumare) in una mano e una birra nell’altra, attaccava bottone con chiunque, aveva un amico di nome Rodolfo, una storia appassionata ma finita male con una certa Silvia, e aveva pubblicato un libro poco fortunato, Palle scassate, edito da una casa editrice conosciuta come Bacheca Bianca (anzi, sconosciuta quasi del tutto). Negli stessi anni, gli stessi ambienti di Simone T. sono frequentati, per un motivo o per l’altro, per breve tempo o più a lungo, dal giornalista palermitano Saverio Rizzo, dal blogger appassionato di calcio Natalino Calvino e dal critico letterario milanese Gianfranco Pulcino…

Oltre a quelli già citati, c’è un altro – fondamentale – personaggio in questo graffiante romanzo di Gianluca Liguori (autore di diversi racconti, fondatore del collettivo “Scrittori precari”, redattore per la rivista “Frigidaire” e direttore della rassegna “La letteratura al bar e in boutique”): San Lorenzo, il famoso quartiere romano, che si anima, prende vita e acquisisce personalità, emettendo luci e ombre (più ombre che luci), popolandosi di scrittori, tossici e gente di frontiera. L’autore (originario di Battipaglia e residente nella capitale, classe 1982) costruisce una storia, come recita il titolo, “di traverso”. Di traverso infatti è la struttura stessa del romanzo, che si apre con l’epilogo e si chiude con l’antefatto, in un miscuglio di vite (quelle di Simone, di Rizzo, di Calvino, di Pulcino…) che si incontrano e si sfiorano in modo fugace, fulmineo e spesso del tutto inconsapevole. Liguori racconta le sue vite di traverso con agilità e maestria, attraverso un approccio a tratti giornalistico, citando fonti immaginarie e reali, e in uno stile verace e graffiante, di strada, che culmina in un rocambolesco finale a sorpresa.