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Vite senza paura

Vite senza paura

Tutti le dicono che è magra, alta, bellissima. Che dovrebbe fare la modella. Troppo difficile però nascondere la sua quinta-quasi-sesta misura di seno per sfilare sulle passerelle dei migliori stilisti. Mariagrazia va via da Messina molto presto, si ferma qualche tempo dal fratello, il suo personalissimo fotografo. I book fotografici costano troppo e il risultato di quello fatto in casa è a dir poco perfetto. Con il primo stipendio decente Mariagrazia fa un viaggio. Rimane fulminata da Parigi. Così tanto da decidere di trasferirsi. Ma la Francia non è l’Italia e i francesi non sono gli italiani. Anche se certe cose sono uguali dappertutto. Ancora di più per lei. Bella, mediterranea, formosa. E pertanto provocatrice. Questo è il sottinteso del poliziotto che l’accoglie dopo che un distinto uomo in giacca e cravatta ha tentato di strangolarla, in pieno giorno, potenzialmente davanti a tutti. La colpa è sua. Come poteva pensare di non provocare un uomo con quelle forme, con quella bellezza? A Maria Grazia quell’episodio finisce per segnare la vita. Non la segna nella mortificazione di quel corpo che le aveva fatto rischiare lo strangolamento, troppo ingombrante. La segna nella lotta contro la violenza sulle donne e nell’impegno costante verso gli ultimi...

Anche se non avessi saputo che l’autrice di questa biografia fosse proprio “quella” Maria Grazia, sono sicura che le pagine di Vite senza paura, soprattutto le prime, mi avrebbero generato la stessa rabbia. Maria Grazia Cucinotta si racconta come forse non ha mai fatto, mettendo nero su bianco le sue fragilità e alcuni episodi che chiunque avrebbe voluto relegare a un cassetto chiuso a chiave. Il romanzo autobiografico inizia quasi subito con la vicenda che l’avrebbe portata, negli anni, a diventare la Cucinotta che tutti conosciamo. Una donna impegnata nella lotta contro la violenza sulle donne, una donna sensibile, attenta agli emarginati, impegnata sul fronte del World Food Programme. Forse se non avesse subito quella violenza - non tanto fisica, quanto psicologica – e se non fosse stata accusata di esserne addirittura responsabile, il suo percorso sarebbe stato diverso. O forse no. Da qui il racconto della vita di un’attrice, di una vita normale. Una vita spesso fortunata, come quando incontrò Massimo Trosi. Una fortuna di cui Maria Grazia continua a essere grata. Una fortuna da condividere. Soprattutto con chi non ne conosce il significato. Vite senza paura non è solo il titolo del suo romanzo, ma il risultato del suo percorso: una Onlus nata nel 2019, per la lotta contro la violenza di genere. Purtroppo ne abbiamo ancora bisogno.