Salta al contenuto principale

Vivi e lascia morire

vivielasciamorire

Il capo del personale ha detto a James Bond che M, il suo capo, lo aspetta per assegnargli una nuova missione. La sola cosa che l’agente 007 è riuscito a carpire dall’abbottonato funzionario è che si tratta di un compito concernente le sezioni A e C del Servizio, quelle riguardanti gli Stati Uniti e i Caraibi. L’ultima avventura al casinò, dalla quale Bond è uscito per il rotto della cuffia e con il marchio dell’infamia Morte alle spie “tatuatogli” da un sadico agente della SMERSH, lo ha turbato e fiaccato nel morale, ma non c’è troppo tempo per riposarsi. M gli mette subito davanti alcune monete e Bond riesce, grazie alla sua preparazione impeccabile, a riconoscerle. A occhio sono tutti denari coniati primi del 1650, un bottino ambito per un collezionista ma decisamente strano che circoli da diversi mesi liberamente negli Stati Uniti. Cosa ci fa il probabile tesoro di un pirata in giro per gli Stati Uniti? E soprattutto, perché più monete vengono sequestrate dagli zelanti agenti del Tesoro e dall’FBI più monete compaiono? Il Servizio Segreto britannico, di concerto con il proprio omologo americano, ritiene che il tesoro venga utilizzato per finanziare le operazioni sovietiche negli USA, in particolare tramite la figura di Mr. Big. Quest’ultimo è considerato il criminale di colore più potente del mondo, capo del culto vudù della Vedova Nera e noto membro della SMERSH. Per Bond è l’occasione di rifarsi dell’infamante sfregio subito nell’ultima missione, ma data la pericolosità dei suoi avversari, sa che ancora una volta sarà in gioco la sua vita…

Seconda avventura - datata 1954 - per l’agente segreto più famoso del mondo, che in questo Vivi e lascia morire si troverà tra Harlem e la Giamaica per sgominare un traffico illecito di monete ordito da un oscuro gangster di nome Mr. Big con la solita regia occulta dell’onnipresente SMERSH, il controspionaggio sovietico. A differenza del precedente Casinò Royale, ambientato perlopiù nella lussuosa claustrofobia del casinò, qui Fleming dà sfogo al suo profondo amore per l’esotico – visto sempre con l’occhio paternalista e un po’ razzista del colonialista, ma non per questo non autentico – ritraendo per la prima volta la Giamaica (dove era solito scrivere i suoi romanzi) e mescolandosi al folklore tutto caraibico dei riti vudù. Dalla Giamaica ad Harlem – il quartiere nero per eccellenza di New York – l’autore traccia un ponte ideale fatto di criminalità black (anche se lui, figlio dei suoi tempi, usa la vituperata parola negro), colpi di scena e ritmo allo stato puro donando alla saga una dimensione action che ritornerà prepotentemente in quasi tutte le successive avventure di James Bond. Qui 007, dopo aver perso l’amata Vesper nel precedente capitolo, sarà ancora più duro e freddo del solito, dovendosi destreggiare a passo di jazz e soul tra sicari senza scrupoli (Tee-Hee e Whisper) e un antagonista decisamente horror, quel Mr. Big che, per il pallore della pelle e l’andatura pesante per molti è addirittura l’incarnazione del Baron Samedi, il dio vudù della morte. C’è spazio anche per una donna dal fascino etereo e misterioso, la veggente Solitaire, che inaugurerà il fortunato filone delle Bond-girl, figure femminili e autentiche co-protagoniste in tutti i libri e film della saga. Vivi e lascia morire rappresenta quindi uno step ulteriore nella crescita e nella codificazione dei canoni del cosmo bondiano, con un Fleming asciutto e senza fronzoli nello stile ma sempre garante di un intrattenimento mai scontato e di alto livello. Da questo libro sono stati tratti sia l’omonimo film del 1971 – il primo con Roger Moore nei panni di James Bond – sia alcune scene di Vendetta privata (1989), con Timothy Dalton.