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Vocedavecchia

vocedavecchia

Siviglia, 1992. Marina è una bambina di nove anni. Abita con sua madre, di cui porta lo stesso nome, e il suo compagno Domingo, con cui ha un rapporto schietto e alla pari, tanto da essere chiamata da lui “socia”. Il padre della piccola è assente da anni, mentre la madre combatte contro una misteriosa malattia di cui non vuole parlare alla figlia e i cui effetti cerca in tutti i modi di nasconderle. Per questo Marina trascorre molto tempo con la nonna, soprattutto quando la madre deve assentarsi per sottoporsi alle cure. La nonna è una ex sarta, specializzata in bellissimi abiti da flamenco, che incombono ancora appesi alle grucce sugli armadi di casa: è una donna simpatica e generosa, poco incline alle smancerie ma molto al turpiloquio, vietato però alla bambina con cui discute di qualsiasi argomento in modo libero e talvolta provocatorio, in particolare quando si parla di amore e di politica. Pur mostrandosi educata e remissiva, in realtà Marina ha tutto un suo mondo interiore che le tiene compagnia, soprattutto quando gli adulti che la circondano si assentano o riposano: ama i fumetti e le riviste pornografiche, lasciate a portata di mano da Domingo, replica scene e giochi violenti, visti o fantasticati, sulle sue bambole Chabel e cerca sempre più ansiosamente esperienze che diano sfogo alle sue pulsioni incoscienti e misteriose. Attraverso i cambiamenti che investono la sua vita, come i trasferimenti da un quartiere ad un altro e l’inserimento in una nuova scuola, Marina cresce in modo precoce e disincantato, bisognosa di amicizie nuove ma anche di rassicurazioni familiari: rispetto ai suoi coetanei ha comunque una marcia in più, per il suo senso della vita e per la consapevolezza della morte che esorcizza frequentemente, parlandone con la madre e percependone la vulnerabilità di fronte al destino. Proprio per questo il soprannome canzonatorio “vocedavecchia”, affibbiatole dai compagni, racconta di lei molto di più di quanto nelle intenzioni dei coetanei…

Elisa Victoria è nata a Siviglia, ha studiato Filosofia e Scienze dell’educazione, ha al suo attivo alcune pubblicazioni, tra cui due romanzi, Vocedavecchia, divenuto un successo internazionale, ed El Evangelio. Ha molte passioni che l’hanno portata a collaborare con diversi media (“Kiwi”, “Tentaciones”, “El Salto”, “Vogue”, “Verne”, “Vice” o “La nueva carne”) e a partecipare a progetti editoriali e teatrali. Per la stesura di Vocedavecchia la scrittrice ha affermato di aver attinto a molti ricordi personali, nel tentativo di salvarli dal pericolo dell’oblio e di dimostrare che “i bambini sono esseri umani completi”. In Vocedavecchia la piccola Marina racconta in prima persona le vicende di una bambina vicina alla pubertà: il suo racconto, infatti, si colloca proprio in questa fase, prima dell’adolescenza, di cui si è sempre detto e scritto tanto, e appena dopo la prima infanzia, l’età dell’innocenza, territorio tranquillo, in cui ci soffermiamo volentieri. Ma di questa fase scomoda, in cui non si è né bambini né ragazzi, pochi parlano e ancor meno svelano: quando le pulsioni sono forti proprio perché sconosciute e piene di aspettative, quando brevi incontri possono cancellare l’innocenza e uno sguardo cattivo può spaventare per una vita intera. L’autrice ha saputo esprimere tutto questo, tenendo insieme la bambina con l’adulta in fieri, la voce dell’incoscienza con la consapevolezza della perdita, insita nella vita. La voce di Marina è di una concretezza senza paura, dato che, come tutti i bambini, chiama le cose con il loro nome: proprio per questo riesce a riportarci nei lenti e caldi pomeriggi estivi, in luoghi proibiti ed esplorati con morbosa curiosità, nonostante i divieti degli adulti. Marina ci obbliga quasi a guardare indietro e a guardarci dentro, a riconoscerci non solo nell’inconscia selezione di ricordi dolci e decorosi, ma anche nelle fantasie proibite e nei gesti scabrosi che, col tempo, abbiamo voluto obliterare. La foto è di Cecilia Diaz Betz.