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Voci da Uber

Voci da Uber

Ecco come inizia un viaggio con Uber, seguendo con ansia il tragitto dell’autista di turno sullo schermo del cellulare, isolato dopo isolato, fermi a “incitare una macchinina col pensiero, dai dai arriva”. Poi l’incontro, il primo riconoscimento e ci si accomoda sul sedile posteriore. Dallo specchietto si intravede solo una porzione del viso dell’autista, lo stesso viso che, a percorso finito, l’app ti inviterà a valutare in stelle e complimenti preconfezionati. Ogni esperienza, ogni conversazione è unica. C’è David, per esempio, guatemalteco, che ha una media di 4.72 stelle, studia macroeconomia e afferma di saper individuare subito le tipologie di clienti che scelgono Uber: quelli che lo fanno per eclissarsi, quelli che sfruttano il tragitto per lavorare, quelli che semplicemente hanno voglia di parlare, mentre attraversano le strade di Chicago abbandonati ai capricci del traffico. C’è Conrado nella sua Kia Rio nera, ex busboy dalla voce arrochita, che consiglia di non stancarsi troppo alla guida e di stare attenti soprattutto la sera, quando girano malintenzionati e ubriachi che potrebbero puntarti un coltello alla gola. C’è Hassan, che sta ristrutturando la sua casa in Nigeria per i tre figli che sono rimasti lì. Andrew invece ha un figlio divorziato, un fratello che non gli parla e racconta concitato, come se volesse sfogarsi. Ma in fondo, dice, sta bene, è contento, “live the dream” è il suo motto. Non tutti vogliono raccontare la propria storia, a volte bisogna estorcerla. È il caso di Aisha, che scuote le treccine magenta e spiega, dopo un po’ di reticenza, dell’utero raschiato, del fratello morto ammazzato…

“Quando ho iniziato a trascrivere queste conversazioni dentro gli abitacoli di Uber l’idea era quella di mettere insieme un catalogo di vite minuscole, di ascoltare autobiografie raccontate dentro una capsula a motore e poi fissarle con la scrittura, in sequenza ordinata. Volevo che fossero gli altri i protagonisti e io nient’altro che una cassa di risonanza delle loro storie. Ma più vado avanti più mi rendo conto che queste pagine si stanno trasformando in un diario prensile”. Con queste parole Maria Anna Mariani, insegnante di letteratura italiana alla University of Chicago, ci consegna la miglior chiave di lettura per il suo Voci da Uber, breve reportage narrativo nato da un “esperimento” che lei stessa ha portato avanti nella “Windy City”, volto ad analizzare le possibilità di interazione durante i tragitti con Uber. Consistente è la riflessione sulle dinamiche del noto servizio di trasporto automobilistico, che si è imposto negli ultimi anni suscitando non pochi dubbi e perplessità. Contestato dai tassisti per l’azzeramento della professionalità e della competenza, dagli stessi autisti Uber, privi di diritti e tutele, per la torbida ri-definizione di responsabilità (recente è il dibattito aperto dalla statunitense Susan Fowler sul trattamento delle molestie sessuali e della discriminazione da parte dell’azienda) e, non da ultimo, per la reificazione dei suoi lavoratori, ridotti a stelle e numeri sull’app dallo sfondo nero. Dietro alle stelle, dietro al volante, però, c’è molto di più: la Mariani ce lo mostra attraverso le storie rivelate e raccolte all’interno del “confessionale a motore”. Storie felici, storie tristi, storie di dolore o di rinascita che si concretizzano in conversazioni di volta in volta studiate o spontanee, assenti o concitate, di superficie o inaspettatamente profonde. Si fa, la conversazione, e si subisce anche, sottoposta a infinite, umanissime variabili, ed è difficile non interferire, non esporsi in prima persona. Ecco allora il “diario”, i molti cenni autobiografici e i momenti di acuta introspezione, flussi di coscienza talvolta accompagnati dalle voci dei grandi della letteratura. È del resto proprio la conversazione, la sua possibilità, che ci fa “esistere al mondo, insieme agli altri”, e questo piccolo, difficilmente collocabile ma originale campionario di voci “catturate” lo conferma, mostrando altresì in quanti modi sempre diversi una realtà come Uber sia in grado di mettere in comunicazione punti di vista, pensieri, vite.