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Voglio sappiate che ci siamo ancora

Voglio sappiate che ci siamo ancora

Sul certificato di nascita di Esther Safran Foer si legge come luogo e data di nascita Ziegenhain, Germania, 8 settembre 1946. Il giorno è sbagliato, la città è sbagliata e la nazione pure. Ci sono voluti parecchi anni per capire il motivo di tutte queste bugie da parte di suo padre e del motivo per cui ogni 17 marzo la madre entrasse in camera sua sussurrandole buon compleanno. Ricomporre i cocci di una famiglia di sopravvissuti all’Olocausto non è cosa semplice e riportare alla luce tali tragiche vicende può essere molto doloroso. La ricerca del proprio passato è cominciata a circa quaranta anni, attraverso un dialogo con la madre prima di tenere un discorso in sinagoga. Un dialogo lungo e sorprendente, anche a distanza di anni e di chilometri dai fatti raccontati visto che le due donne si trovano al sicuro negli Stati Uniti adesso, soprattutto sulla figura del padre. Una figura misteriosa e sfuggente che ha avuto anche una precedente moglie e una figlia, entrambe assassinate dai nazisti mentre lui si trova al lavoro coatto in un campo di lavoro. Un racconto che la porta quindi a recarsi in Ucraina per scoprire le radici della propria famiglia. Una storia speciale ma allo stesso tempo così simile a quella di altri milioni di sopravvissuti che deve essere ricordata in maniera perpetua. Cosa che agli ebrei comunque riesce particolarmente facile dato che “sono dotati di sei sensi. Tatto, gusto, vista, odorato, udito… memoria”…

Esther Safran Foer è stata per anni a capo del centro di cultura ebraica Sixth & I ed è anche, tra le altre cose, la madre di Jonathan, il celebre autore di Ogni cosa è illuminata del 2002. L’autore, per il protagonista del suo romanzo, ha immaginato esattamente lo stesso viaggio che la madre ha compiuto per ritrovare se stessa e le sue radici ma al contempo anche aprire nuove porte inaspettate sul passato. Una cronaca della memoria quindi, dedicata “ai genitori e quelli che sono venuti prima di loro e ai nipoti e quelli che verranno dopo di loro”. Un libro come tanti del suo genere ma al contempo unico, dato che di storie come queste non se ne ha mai abbastanza da leggere. Questo perché “L’ebreo è punto da uno spillo e ricorda altri spilli... Quando un ebreo incontra uno spillo, domanda: Che cosa mi ricorda?”. Un libro necessario in ogni epoca per fronteggiare l’ottusità e l’ignoranza che rischiano perennemente di trasformarsi in orrore in qualsiasi momento.