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Voglio vederti soffrire

Ciò che maggiormente infastidisce il profiler Enea Cristofori è perdere il controllo. Per questo motivo non beve. Non che non gli piaccia, ma ha il terrore di perdersi. Quindi neppure fuma erba né si è mai impasticcato. Ecco perché il giramento di testa violento ed improvviso che lo ha appena colpito lo spaventa. Riesce in qualche modo a raggiungere il divano, dove si addormenta all’istante. L’ultimo ricordo, prima di chiudere gli occhi, è di aver appoggiato le chiavi di casa sul mobile dell’ingresso. Quando gli occhi tornano ad aprirsi - dopo qualche minuto o qualche ora, non sa - un vago senso di nausea lo aggredisce, mentre fatica a staccarsi da quel divano che sembra diventato una trappola dalla quale è quasi impossibile liberarsi. Il soffitto continua a girare, ma deve alzarsi per andare in bagno. Scivola di lato e, seppure a fatica, riesce a sollevarsi e a trascinarsi stancamente fino in bagno. Poi, dopo essere in qualche modo riuscito a centrare la tazza e ad attivare lo scarico, si aggrappa al bordo del lavandino per evitare di cadere all’indietro, alza o sguardo e osserva la sua immagine riflessa allo specchio. Ha il viso distrutto. Raggiunge in qualche modo la camera e, completamente vestito, si sdraia sul letto e si addormenta di nuovo, o forse sviene. Ore dopo è il viso severo e immobile – finalmente - della sorella Asia, entrato prepotentemente nel suo campo visivo, a riportarlo alla realtà. Sono le nove di sera. Il suo turno è finito alle tre, quindi si deve essere addormentato circa un’ora dopo - anche se a dir la verità non ricorda affatto di essere rincasato - e ha dormito come un sasso per almeno cinque ore. Forse si è trattato di un bruttissimo attacco di cervicale, uno di quelli di cui sua sorella soffre e dei quali gli ha spesso raccontato i terribili sintomi. Nelle stesse ore e nella stessa Milano afosa d’agosto, Paola è, finalmente sola, in casa dei suoi e sta prendendo dal comodino la bustina in tessuto in cui tiene i sonniferi. Ne sono rimasti due…

Disorientato e smarrito. Così si sente il lettore dopo le prime pagine di questo thriller, in cui pare, all’inizio, che gli accadimenti siano indipendenti l’uno dall’altro e che nessun filo logico sia in grado di accomunarli. L’abilità di Cristina Brondoni - criminologa, giornalista e collaboratrice dell’ex comandante del RIS di Parma Luciano Garofalo - nello spiazzare volutamente chi si addentra nella storia del suo romanzo d’esordio è notevole. E insieme a chi legge la vicenda, anche l’ispettore Enea Cristofori, profiler della polizia scientifica, è chiamato a dare un senso alle varie schegge di violenza e morte disseminate in maniera apparentemente casuale e priva di collegamenti in una Milano afosa e asfittica d’agosto. Una modella trovata morta a casa dei genitori; un ragazzo precipitato dalla stanza di un albergo; un’anziana trucidata e decapitata dal marito, dopo un litigio, a colpi di accetta. Che cosa lega queste tre morti? Quali disagi, malesseri e problematiche emotive si nascondono dietro azioni che paiono incomprensibili? Enea è un professionista serio e d esperto, ma per portare avanti questa indagine ciò che l’esperienza e lo studio gli hanno insegnato non è sufficiente: occorre attingere al proprio percorso personale e al proprio vissuto, carico di sofferenza e segreti. La fragilità umana, la debolezza, il vuoto esistenziale, la facilità con cui è possibile perdere di vista la lucidità e trasformarsi in spietati carnefici, la superficialità di chi non si accorge del disagio di chi gli sta accanto sono gli elementi che l’ispettore Cristofori individua e denuncia - con l’aiuto dell’amico di sempre Gabrio e della collega Sara - all’interno della società, una società distratta e priva di veri valori, in cui diventa facile e alla portata di chiunque desiderare di veder soffrire gli altri e fare loro del male. Un romanzo ben articolato e dalla trama robusta, in cui il confronto continuo tra bene e male, tra ferocia e sete di giustizia crea terreno fertile per sottolineare che la linea che separa i buoni dai cattivi è davvero sottile e, a volte, ben poco definita.