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Volevo fare Zorro

Volevo fare Zorro

Palermo, 13 aprile 1947. Giovanni, molto emozionato e anche un po’ preoccupato, siede al primo banco della chiesa di Santa Teresa alla Kalsa. È il giorno della sua Prima Comunione, un momento importante per cui si è preparato a lungo: un giorno di festa ma anche di impegno, per l’oggi e per il futuro. Tra i doni ricevuti in quell’occasione c’è anche un taccuino sul quale Giovanni potrà annotare fatti degni di essere ricordati, pensieri, riflessioni, piccoli segreti e che da quel giorno porterà sempre con sé, anno dopo anno. Il breve ma coinvolgente taccuino immaginario offre così il racconto della vita di Falcone dall’infanzia fino all’età adulta. Giovanni è uno scolaro bravo nel profitto e coraggioso nel carattere, che si allena a non avere paura e a cavarsela da solo in ogni difficoltà, come faceva Zorro, l’eroe di un romanzo, scoperto tra quelli della biblioteca del suo papà, che gli piace leggere e rileggere. “Vorrei essere anch’io come Zorro per sconfiggere quei ragazzotti che mi prendono in giro; per aiutare mia sorella; per difendere tutti quelli che subiscono un’ingiustizia; per combattere chi fa del male agli altri, chi uccide”, scrive il ragazzino sul taccuino alla fine della quinta elementare. A Giovanni piace studiare, ma adora anche muoversi, correre e soprattutto giocare a calcio nel campetto dell’oratorio di San Francesco, dove i ragazzi disputano partecipati tornei fra le squadre dei diversi rioni del quartiere. E proprio all’oratorio Giovanni conosce Paolo (Borsellino) poco più piccolo di lui, Un ragazzino esile e smilzo che, però, quando prende la palla la trattiene a lungo, con agilità e senza fatica. Questo incontro, anche se Giovanni in quel momento non può saperlo, sarà importantissimo ed emblematico di tutta una vita, sia per lui sia per l’amico Paolo. La narrazione prosegue con il racconto delle scoperte di storia, filosofia, politica, che Giovanni farà al liceo grazie al professor Salvo; con la sua esperienza all’Accademia Militare di Livorno, intrapresa con entusiasmo, ma poi rivelatasi sbagliata perché l’obbedienza cieca non fa per lui; fino all’incontro con Rita, l’affascinante ragazza che diverrà la sua prima moglie…

“Taccuini Immaginari” è una collana dedicata a personalità significative ed esemplari le cui biografie sono narrate in prima persona, come fossero appunti e descrizioni di un diario personale, accompagnati da schizzi e disegni. Se il taccuino è immaginario, i fatti narrati sono reali perché l’autore, Alex Corlazzoli, giornalista e maestro, li ha raccolti in seguito all’esame di documenti, di resoconti di cronaca e di testimonianze. Il taccuino racconta in prima persona la vita di Falcone fino al 22 maggio 1992, giorno precedente la sua morte a Capaci, dove fu ucciso in un ferocissimo attentato di mafia, insieme alla moglie Francesca e agli uomini della scorta. La pagina si conclude con queste parole ferme e profetiche: “Cosa Nostra la conosco bene. Non starà alla finestra a guardare. Non sono più tranquillo perché non riesco a prevedere cosa possa succedere ma qualcosa accadrà”. Nell’Appendice, datata 23 maggio 1992, Cortazzoli racconta ai giovanissimi lettori i fatti di quel sabato, un sabato quasi d’estate in cui perdettero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco di Cillo e Vito Schifani. Due stele li ricordano oggi a tutti coloro che passano di là. Non è questo, però, il solo ricordo del percorso di vita coraggioso ed esemplare di Giovanni: a Palermo, in via Notarbartolo dove viveva, svetta alto un albero di ficus, un sempreverde che tutti chiamano “l’albero Falcone”. Il nostro taccuino immaginario è perfettamente illustrato dalle vive e coinvolgenti immagini in bianco e nero di Giacomo Agnello Modica.