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Voltarsi indietro

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Arriva per tutti prima o poi il momento di fare un bilancio della propria esistenza, e quel momento è arrivato anche per il regista colombiano Sergio Cabrera. La vita sembra cospirare in tal senso, mettendolo al centro di una serie di avvenimenti significativi. Sua moglie, dopo lunghi mesi di silenzi e incomprensioni, recide il debole legame di un rapporto ormai logoro; suo padre Fausto, eroe nazionale, attore, poeta e rivoluzionario, esala il suo ultimo respiro lontano da lui, proprio come lontani sono sempre stati, in tanti sensi diversi. Un festival del cinema lo invita a Barcellona per una retrospettiva dei suoi film, e lì lo raggiunge suo figlio Raul, poco più che un estraneo a dispetto del legame di sangue. Tempo di bilanci, dunque. E la memoria riavvolge il nastro, a iniziare dall’infanzia all’ombra gigante del padre, per poi proseguire verso il trasferimento in Cina, a soli dieci anni. È qui che Sergio diventerà adulto insieme alla sorella Marianella, alla maniera dei bambini lanciati nell’acqua alta per imparare a nuotare. I genitori lontani, surrogati da lunghe lettere che il padre Fausto lascia loro a mo’ di “vita, istruzioni per l’uso”, con la Storia che fa loro da maestra, nelle vesti della Rivoluzione Culturale di Mao. Quella di Sergio non è tanto un’educazione quanto un indottrinamento, il fermento politico e filosofico che permea la Cina di quegli anni lo riempie come si riempirebbe una caraffa vuota, forgiandolo sino a renderlo un perfetto strumento di rivoluzione. Ma mentre la sorella Marianella abbraccia l’ortodossia maoista in maniera totalizzante, Sergio continua a sentire forte il richiamo dell’arte, della passione, dell’individuo…

Con Voltarsi indietro Juan Gabriel Vasquez mette in scena un’affascinante biografia romanzata della famiglia Cabrera, filtrata attraverso lo sguardo e i ricordi di Sergio, oggi apprezzato e premiato regista colombiano. La storia dei personaggi si intreccia con quella della Cina di Mao, a sua volta legata a filo doppio con lo spirito di tutti i movimenti rivoluzionari che nacquero nel mondo a partire dagli anni Sessanta in poi. La lotta al capitalismo e alla borghesia era allora una prospettiva che appariva concreta. I suoi soldati erano uomini e donne annullati nel perseguimento dell’obiettivo. Non c’era spazio per l’individuo, si era solo ingranaggi di un meccanismo complesso. Marianella, la sorella di Sergio, è un esempio perfetto di questa mentalità: i suoi sentimenti, le sue aspirazioni, tutto viene sacrificato sull’altare dell’Ideale. Sergio è figlio della medesima cultura, ma sotto la cenere dell’ubbidienza cova il senso di ribellione, e il canale di sfogo non potrà che essere l’arte, simbolo per eccellenza del contro-pensiero. Il libro è un lento incedere, segue il ritmo del pensiero di Sergio che per metabolizzare la sua vita ha bisogno di tempi compassati, com’è naturale quando il materiale è tanto e articolato. Anche il lettore entra nella storia a piccoli passi, ma una volta dentro il coinvolgimento è totale. In certi momenti sembra veramente di essere a fianco di Sergio, e il suo stupore verso il cambiamento del mondo è lo stesso che proviamo noi, uomini moderni che di quei fermenti, di quegli struggimenti, abbiamo solo letto nei libri di storia.