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A volto coperto

A volto coperto
Jean e Julia, due coniugi in là con gli anni ma ancora molto innamorati, vivono la loro vecchiaia nella Marsiglia degli anni Settanta. Jean tuttavia, arrivato ad ottant'anni, comincia a sentire il peso della morte «come un film che inarrestabile sta per schiantarsi verso i titoli di coda»: decide quindi che è giunto il momento di realizzare almeno uno dei tanti sogni che coltivava da bambino. E per realizzarlo è disposto a tutto. Anche a mettersi a rapinare banche insieme alla sua amata Julia...
Vivere stanca recita il titolo di una raccolta di racconti del marsigliese (prematuramente scomparso nel 2000) Jean-Claude Izzo, uno dei più importanti scrittori noir della sua generazione. E sicuramente anche un altro marsigliese, ossia Jean Garbier, il protagonista di A volto coperto, interessante lavoro scritto da Luana Vergari e disegnato da Francesco Mattioli, deve essersi trovato d'accordo sul fatto che “vivere stanca”. Infatti compiuti gli ottant'anni Jean decide che, finito il tempo di imparare dai propri errori, è arrivata l'ora di realizzare uno dei sogni della sua gioventù. E per fare ciò ha un piano, predisposto sin nei minimi dettagli, da attuare insieme alla sua inseparabile compagna Julia: cominciare a rapinare banche e gioiellerie a volto coperto e a mano armata. Trattandosi di un noir non si possono aggiungere troppi dettagli riguardo la trama. Tuttavia con A volto coperto Vergari e Mattioli hanno realizzato un fumetto che, oltre ad essere un grande omaggio al noir, è anche una grande storia d'amore. Del resto se l'ispirazione primaria (oltre al cinema "polar" francese degli anni '60 e '70 di Jean Pierre Melville e ai romanzi di Izzo) è "Fino all'ultimo respiro" di Jean-Luc Godard, non poteva essere altrimenti. Un'ispirazione, quest'ultima, dichiarata sin dal principio dall'autrice, nonché evocata più di una volta all'interno della storia attraverso l'efficacissimo tratto quasi abbozzato di Mattioli, che estrapola Belmondo e la Seberg direttamente dai fotogrammi del film creando, come in una sorta di cortocircuito tra film e fumetto, una naturale continuità tra i loro dialoghi e quelli di Jean e Julia. La Vergari propone al lettore una sorta di alternativa conclusione a lieto fine - benché struggente e nostalgica - per il capolavoro di Godard, offrendoci di quella storia una visione da realtà parallela (in pratica come accade - per restare in ambito fumettistico - nei famosi albi "What if...?" della Marvel Comics), in cui i protagonisti del film si sposano e invecchiano. A volto coperto è indubbiamente un esperimento ben riuscito, che probabilmente se fosse stato sperimentato al cinema non avrebbe avuto la medesima efficacia. Infatti, come dice Valerio Evangelisti nell'introduzione «Nessuno, oggi, oserebbe realizzare un film così struggente. Per fortuna esiste il fumetto, capace di sfidare ogni convenzione, ogni patto di complicità col pubblico». Come si fa a non essere d'accordo?