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Warlock

Warlock

John Gannon cavalca una giumenta, piegato stancamente, in prossimità della cittadina di Warlock. La giumenta accelera il passo appena arrivata sulla cima di un’altura. Gannon dà un’occhiata al sentiero che conduce al cimitero, alla Collina degli Stivali, alla discarica. La cavalla supera al trotto le baracche dei minatori, e s’incammina per Main Street. L’insegna sopra la prigione cigola, punteggiata da grappoli di fori, coperta di polvere, scolorita. Nate Bush, lo stalliere dei fratelli Skinner, va incontro a Gannon: John è tornato perché la città di Warlock ha ingaggiato Clay Blaisedell, un pistolero di Fort James, affinché affronti Abe McQuown. Gannon ha lavorato per quest’ultimo, e suo fratello Billy è ancora al soldo di Abe. John si incammina verso l’emporio di Goodpasture. C’è la sagoma di Carl Schroeder, appoggiata al porticato antistante la prigione; gli va incontro, è contento di rivederlo. Sul petto di Carl campeggia la stella di vicesceriffo; la città ne cerca altri. Gannon e Schroeder entrano nella prigione; dentro c’è il giudice Holloway avvolto nella penombra, col viso malato più scuro che mai. Il Comitato cittadino di Warlock ha deciso di affidare a Clay Blaisedell l’incarico di Marshal; adesso Abe dovrà vedersela con lui. Warlock è diventata come “un pericoloso animale che ringhia e appesta la gabbia in cui è rinchiuso”. Gannon pensa che dovrà tornare dai McQuown, a San Pablo: “per qualche tempo aveva creduto di essersi liberato di loro”...

Warlock non ha ancora ottenuto lo statuto di città e, dunque, è solo uno stanziamento di fatto, nato a ridosso di ricche miniere d’argento, in una terra sottratta con la forza ai nativi d’America. Gli abitanti hanno tutto: il saloon, la locanda, l’emporio, il lavoro nelle miniere; e hanno anche un corpo di disposizioni di diritto sostanziale che deriva sia dall’ordinamento civile, vigente nel capoluogo della Contea, sia dal Governo militare del Generale Peach, ancora formalmente insediato nel territorio. Quello che non hanno, però, è un luogo deputato all’amministrazione della giustizia, e nel quale quelle regole di diritto sostanziale possano prendere realmente vita; gli abitanti di Warlock, difatti, non hanno il processo, e non ne hanno gli attori principali: giudici (che siano realmente tali) e avvocati. Per gli abitanti di Warlock quelle regole appartengono fa un sistema che non riesce a manifestarsi pienamente ai loro occhi e, dunque, più che essere sistematicamente violate, risultano del tutto inesistenti. Oakley Hall ci regala un capolavoro assoluto della letteratura di genere, pubblicato nel 1958; subito finalista al premio Pulitzer; e poi trasposto in versione cinematografica appena l’anno dopo, con il titolo Ultima notte a Warlock e con protagonisti Henry Fonda e Anthony Quinn. Nel romanzo la struttura archetipica del Western diventa un’occasione per rappresentare il travaglio di una società protesa verso il futuro ma ancora troppo vincolata al proprio passato di violenza. Warlock è il western revisionista per eccellenza e assolve appieno al compito della letteratura romanzesca che, come scrive lo stesso Hall nella nota introduttiva al romanzo, “è la ricerca della verità, non dei fatti”.