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Wuhan - Diari da una città chiusa

Benché si parlasse del virus già dal 31 dicembre, a Wuhan viene ordinata la quarantena solo il 20 gennaio 2020, a pochi giorni dall’inizio del Capodanno lunare. Una chiusura della città che ha condizionato la vita di ogni singolo cittadino. Quei venti giorni di ritardo, frutto di negligenza e irresponsabilità dei funzionari dell’Hubei, della cosiddetta “energia positiva”, ossia dell’atteggiamento politicamente corretto in quanto allineato alle visioni e ai principi del Partito Comunista (per riprendere un termine politico utilizzato da Xi Jinping), di mancanza di buon senso e capacità decisionali, hanno prodotto danni al popolo e rappresaglie di massa contro la società, e senza dubbio sono stati una concausa importante della catastrofe sanitaria. Il numero dei contagi è esploso durante il Capodanno, l’intero sistema sanitario è collassato, non riuscendo a far fronte all’emergenza. Fang Fang vive a Wuchang, in un appartamento nell’edificio della Federazione della letteratura e delle arti, nel distretto di Jiangxia, lontano dal mercato di Huanan, dove vengono venduti pesce ed animali vivi (tra cui pipistrelli e pangolini, formichieri squamosi). Consapevole della straordinaria capacità della vita di adattarsi ai cambiamenti, Fang Fang affronta i settantasei giorni di lockdown con grande preoccupazione, per la figlia, i due fratelli e tutta la popolazione di Wuhan, resa sempre più vulnerabile dall’aggressività del virus, ma anche con rabbia e voglia di denunciare gli errori commessi dai funzionari politici all’inizio dell’emergenza. I suoi post sui social diventano un faro nella nebbia per milioni di followers, ma anche oggetto di attacchi da parte di numerosi haters…

Sessanta annotazioni del suo diario quotidiano, sessanta post pubblicati su Weibo (social media cinese, il fratello orientale di Twitter), ma anche sulla piattaforma di messaggistica Wechat, per raccontare l’inizio dell’emergenza epidemiologica mondiale e la quarantena vissuta dai cittadini di Wuhan, epicentro della pandemia. Fang Fang, pseudonimo di Wang Fang, scrittrice e poetessa cinese molto prolifica, vincitrice nel 2010 del prestigioso premio letterario Lu Xun, “non immaginava che milioni di lettori sarebbero rimasti svegli fino a tardi, ogni sera, in attesa del suo post, né che le sue annotazioni sarebbero state raccolte in un libro”. Michael Berry, direttore del Centro studi cinesi e insegnante nel dipartimento di cultura della Cina contemporanea all’Università della California, ha tradotto i post dell’autrice a ritmo forsennato, cercando di recuperare il ritardo di circa un mese rispetto alla pubblicazione, andare di pari passo alla scrittura ed evitare la censura delle autorità di controllo. Benché Fang Fang non sia considerata una dissidente dalle autorità, infatti è stata anche presidente dell’Associazione degli scrittori dell’Hubei, tuttavia quando ha iniziato a denunciare i ritardi e gli errori commessi dai funzionari locali del Partito Comunista nella prima fase dell’epidemia, accusandoli di non aver preso seriamente il virus, di non essere stati in grado di gestire la situazione, mettendone in luce l’arroganza, l’ignoranza e la ritrosia ad ammettere i propri errori, ma soprattutto il fatto che nessuno di loro abbia mai considerato il popolo il fulcro essenziale della società, adottando un’unica prospettiva burocratica, la sua voce è stata soffocata e la censura ha cominciato a cancellare i messaggi pubblicati. Mentre gli organi di stampa ufficiali, per ordine delle autorità di governo, diffondevano la notizia che il virus non era trasmissibile tra esseri umani e che l’infezione era controllabile e prevenibile, il 20 gennaio il dottor Zhong Nanshan, medico specializzato in malattie infettive, rivelava che il nuovo coronavirus poteva trasmettersi da uomo a uomo, facendo emergere la negligenza e l’irresponsabilità dei funzionari dell’Hubei, che hanno cercato di nascondere la verità nel tentativo di mostrare un Paese forte. Burocrati rimossi dal proprio incarico dopo il periodo più critico. Tuttavia il popolo cinese ha continuato a fidarsi dei propri leader. Le misure di contenimento adottate, l’impiego dell’esercito, l’allestimento di ospedali provvisori, ma anche gli aiuti offerti da sedici province cinesi, la rete organizzativa di volontari, lo spirito di sacrificio e di collaborazione della cittadinanza hanno consentito di ridurre progressivamente il numero dei contagi e dei deceduti. Nel libro-documento, vengono toccati altri temi connessi all’emergenza epidemiologica. Si legge del farmaco Remdesivir, sviluppato da una società farmaceutica americana, e dei test clinici all’ospedale Jinyintan di Wuhan, della morte del dottor Li Wenliang (uno dei medici puniti per aver rivelato la presenza del nuovo coronavirus all’inizio dell’epidemia), dei ripetuti attacchi subiti dalla scrittrice ad opera di troll esponenti di gruppi di estrema sinistra, che con la condivisione delle pubblicazioni hanno portato alla sospensione del suo account (fenomeno di cui il Governo non sembra peraltro preoccuparsi). Ancora, della metodologia curativa dei pazienti basata sulla combinazione della medicina tradizionale cinese, con l’utilizzo di erbe, a cui i cinesi si affidano da oltre cinquemila anni, molto efficace nel trattamento di particolari disturbi e sicuramente meno costosa, con la medicina occidentale, diffusa soltanto qualche decennio fa, con l’impiego di farmaci, in una continua seppur problematica sinergia tra concezioni mediche che tuttavia rimangono tra loro incompatibili. L’autrice si sofferma anche sulla modalità di funzionamento del sistema di informazione in Cina, con riferimento a flessibilità, libertà e apertura, ma anche prudenza nel trattare certe tematiche. Le agenzie di stampa certamente non garantiscono un’alta libertà di espressione, a differenza di alcuni social media o piattaforme indipendenti in rete. Anzi i due gruppi mediatici più grandi, l’Hubei Daily media Group e il Gruppo editoriale del Quotidiano del Fiume azzurro, hanno fuorviato la popolazione invece di informarla. Durante la lettura si apprendono anche aspetti antropologico-culturali, ad esempio si legge della Festa di Qingming, durante la quale si onorano e ricordano i propri antenati, bruciando incenso e pulendo le tombe, del rito del Settimo giorno (tou qi), del tradizionale periodo di lutto, che dura quarantanove giorni. Ma anche dell’amore dei cinesi per i fiori e ciò che esprimono, in particolare per il ciliegio. Eppure Fang Fang non ha taciuto ed ha seguito il suo credo che, al pari di Zhu Rongji, ex primo ministro cinese, si riduce al pensiero indipendente. Ha documentato le notizie da censurare,insistendo sul tema dell’assunzione di responsabilità, sulla necessità di indagare sui colpevoli degli errori iniziali e arginare gli estremisti di sinistra, ma anche sottolineato che con l’epidemia i concetti di amore e benevolenza non sembrano più vuoti come prima, né astratti e politicizzati. Il poeta Bai Juyj, risalente alla dinastia Tang, scrisse che “Gli incendi continuano a divampare, ma quando soffieranno i venti primaverili la vita tornerà". Nella città di Wuhan la quarantena è terminata l'8 aprile 2020.