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Zeman - Un marziano a Roma

Zeman - Un marziano a Roma
Febbraio 2010. Una jeep attraversa le campagne tra Colombia ed Ecuador traballando di buca in buca su una strada sterrata e sollevando una nube di polvere sotto il sole implacabile. D'un tratto l'auto inchioda, si apre uno sportello, un uomo scende, fa giusto due passi e vomita anche l'anima. È un ex calciatore: il brasiliano Aldair, elegante e indimenticabile difensore della AS Roma. Appena si è ripreso, Aldair alza la testa e guarda verso l'abitacolo della jeep, invaso dal fumo di sigaretta nonostante i 40 gradi. Il profilo di Zdenek Zeman si indovina appena, ma la sua voce è inconfondibile: “Pluto, non c'hai più fisico. Sbrigati, o ci fai perdere aereo per Roma”. I due, assieme all'altro ex giallorosso Gigi Di Biagio, hanno appena partecipato a un torneo di beneficenza e stanno tornando a casa. Ma Zeman, sebbene abiti a Collina Fleming dai tempi della Lazio, non allena più la Roma dal luglio 1999: l'allora presidente Franco Sensi gli ha preferito il rude Fabio Capello, meno inviso al sistema, e la ferita al boemo brucia ancora. Tanto più che da allora la sfortuna sembra bersagliarlo: tra Fenerbahçe, Napoli, Salernitana, Avellino, Lecce (due volte), Brescia e Stella Rossa ha collezionato quattro esoneri, una retrocessione e una mancata promozione. Ma Zeman non sa che la ruota sta ancora per girare: tra qualche mese l'imprenditore Pasquale Casillo - che ha appena riacquistato il Foggia - lo richiamerà sulla panchina rossonera riformando con Giuseppe Pavone come direttore sportivo il trio del "Foggia dei miracoli" che aveva stupito l'Italia calcistica dal 1989 al 1994. E poi arriveranno una stagione di record e calcio spumeggiante a Pescara, e la nuova chiamata della AS Roma di Baldini e Sabatini. Zdenek nel 2010 su quella jeep traballante non lo sa ancora, ma due anni dopo avrà l'occasione di consumare una vendetta a lungo attesa...
Si sa come va con gli instant book: si realizzano in tutta fretta per sfruttare l'onda emotiva, estetica e comunicazionale di un evento, per attaccare o celebrare un personaggio che in quel momento è sotto i riflettori, ma se il vento cambia l'operazione commerciale da astuta può diventare incauta. Dio non voglia che succeda proprio questo con il volumetto di Giuseppe Sansonna, forse il più interessante tra i tanti usciti in libreria nell'estate 2012, quella della sovraesposizione mediatica di Zdenek Zeman in occasione del suo ritorno sulla panchina della AS Roma. Attorno all'allenatore boemo, ineffabile don Chisciotte antisistema, è stata infatti creata un'attesa messianica che potrebbe rivelarsi un'arma a doppio taglio in una piazza come quella romana notoriamente poco incline all'equilibrio e in una realtà sportiva ancora a dir poco acerba come la AS Roma della nuova proprietà statunitense, già scottata dal fallimento di Luis Enrique nella stagione 2011-2012 e alle prese con un profondo rinnovamento generazionale della rosa dei calciatori a disposizione. Ma questo si vedrà nei prossimi mesi: resta il passato controverso e affascinante di un allenatore scomodo e mai banale che Giuseppe Sansonna (già regista nel 2009 del bellissimo documentario sul Foggia “Zemanlandia”) ripercorre sinteticamente, raccontando aneddoti gustosi e raccogliendo testimonianze d'eccezione. Complice l'attesa messianica di cui sopra, i riferimenti alla cronaca del 2012 (ritiro della Roma a Riscone di Brunico, affollata presentazione della squadra allo stadio Olimpico) fanno continuamente capolino, e visto l'andamento infelice della AS Roma nella prima parte della stagione 2012-2013 questo non mette certo di buonumore il lettore.