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Zero – La fine del fuoco

Zero – La fine del fuoco

Tutto finisce proprio dove era cominciato: a Dover, sopra una scogliera, con una pistola puntata alla testa. La mano che impugna l’arma è quella del figlio di Edward Zero, reo di essere stato la causa di un’apocalisse. Ma questo è successo davvero? O meglio, succederà davvero? E se la vita di Edward Zero fosse solo un infinitesimale granello di sabbia in un’infinità di possibili universi? E se la vita del letale agente segreto, cresciuto all’ombra dell’Agenzia che gli ha tenuto nascosta la verità sul proprio passato, fosse il risultato di un trip mentale di uno scrittore omicida? Steso su un pavimento, infestato dal parassita fungino di origine sconosciuta, Zero dovrà combattere una battaglia che nulla ha che fare con le missioni che ha compiuto per tutta la sua esistenza. In quello che sembra un labirinto onirico, Edward dovrà tentare il tutto per tutto per liberarsi dal male oscuro che opprime la sua anima e che lo ha reso uno spietato assassino, privandolo di ogni possibilità di redenzione…

Se durante tutta la sua serie Zero è stata un’opera fortemente sperimentale, nel suo finale trova indubbiamente il sigillo perfetto. Messi definitivamente da parte tutti gli aspetti più caratteristici del genere action e spy (non che questi siano mai stati in primo piano), la creatura di Aleš Kot vira verso quella che è una dimensione metanarrativa. Linearità e trama lasciano il posto a un cut-up tanto affascinante quanto criptico, costruito sulla vita e sulle opere dello scrittore simbolo della beat generation William S. Burroughs che, inserito nella storia, ne diviene una sorta di deus ex machina. Nessun combattimento all’ultimo sangue, nessuna sparatoria, nessuna missione: Kot, attraverso la figura dell’agente Edward Zero, compie un viaggio nell’animo umano, nella sua parte più nera e corrotta, quella che quando prende il sopravvento rende chiunque in grado di compiere ogni tipo di atrocità. Ma se Zero da un lato è un progetto tanto ambizioso da fondere azione e letteratura, in grado di far riflettere il lettore per trovarne la giusta interpretazione, da un’altra prospettiva il tutto potrebbe essere vissuto come una colossale “supercazzola”. A voi la scelta.