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Zio Tungsteno

Zio Tungsteno

Fin da piccolo, il giovane Oliver dimostra una predilezione particolare per i metalli. Questa attrazione è stimolata anche dallo zio Dave, proprietario di una piccola fabbrica dove si realizzano lampadine a incandescenza con i filamenti fatti in tungsteno. Tutte le volte che Oliver va a trovarlo, lo zio gli fa visitare i suoi stabilimenti e si diverte a illustrargli le proprietà dei vari elementi, facendogli vedere ad esempio come un piccolo proiettile di piombo possa galleggiare in un recipiente pieno di mercurio. Se però si sostituisce il proiettile con una barra di tungsteno, che è un metallo più denso, questa precipita subito a fondo. Zio Oliver è completamente innamorato del suo metallo, per questo i parenti lo chiamano Zio Tungsteno. Gli piace accarezzare le barre di tungsteno, soppesarle nella mano, batterci sopra e apprezzarne il tintinnio profondo, un suono che non ha paragoni al mondo. Seguendo le orme dello zio, Oliver decide di allestire un suo personale laboratorio chimico sfruttando una piccola stanza non utilizzata, sul retro della casa dei genitori. In quella stanza Oliver si diverte a ripetere gli esperimenti storici dei padri della chimica. È un periodo di formazione e di esaltanti scoperte che gli permette di entrare in una sorta di dialogo a distanza con le figure di famosi scienziati come Robert Boyle, Lavoisier, Humphry Davy, rivivendo al tempo stesso le diverse fasi della nascita e dello sviluppo di una intera disciplina scientifica...

In questo Zio Tungsteno, Oliver Sacks ci offre una autobiografia al tempo stesso personale e intellettuale, mischiando i ricordi della sua infanzia e della sua prima adolescenza con le tappe di un vero e proprio apprendistato scientifico. È una passione divorante, nella quale il giovane Sacks trova anche un sicuro rifugio da alcune vicende dolorose, come il fatto di aver dovuto trascorrere un lungo periodo separato dai suoi genitori a causa dei bombardamenti nazisti su Londra, o la psicosi del fratello maggiore. Poi, pian piano, il fuoco della passione si esaurisce. Sacks cresce e si accorge di non provare più gli stessi entusiasmi di prima, forse anche perché non è solo lui ad essere cambiato: è la chimica stessa ad essersi evoluta. Il suo amore è sempre andato alla chimica “descrittiva, naturalistica, diligentemente dettagliata, del diciannovesimo secolo”, non alla nuova chimica, che deriva dalla meccanica quantistica e che è più interessata alle dimostrazioni matematiche che al lavoro empirico fatto di reazioni tangibili, di odori e di colori. Il suo viaggio nel mondo chimico è arrivato al capolinea. Il suo destino è differente e per certi versi già segnato: farà il medico, come i suoi genitori prima di lui. Ma l’amore per la chimica rimane e in questo libro di ricordi torna con tutta la forza dirompente di un’infatuazione giovanile, di quelle che anche a distanza di anni continuano a fare vibrare la mente e il cuore.