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Zodiaco Street Food

Zodiaco Street Food

Il primo dicembre 1983 otto uomini armati di pistole Magnum 357 e di un mitra M16 fanno irruzione nell’ufficio merci dell’aeroporto di Venezia, si fanno aprire il caveau e spariscono con venticinque casse contenenti centosettanta chili d’oro, valore circa tre miliardi di lire. La notte successiva l’oro viene fuso, ricomposto in lingotti e sepolto in un terreno vicino a Campagna Lupia, in attesa che le acque si calmino. Un colpo della Mala del Brenta, genio e rigore applicati al crimine. Fino al 1980 aveva fatto parte del gruppo anche il giovane Romeo Marconato, nato in una casa colonica da genitori contadini. Senza finire nemmeno la scuola dell’obbligo, aveva svolto lavoretti precari e, concluso il servizio militare, era stato coinvolto dagli esordi della banda nelle razzie alimentari, faceva da autista. Talora la merce rubata veniva stoccata nella sua cascina; dopo un controllo dei carabinieri, Marconato si era preso senza fiatare diciotto mesi di prigione per ricettazione da furto aggravato, durante i quali il boss Felice Maniero aveva preso una strada che lui considerava troppo pericolosa; di nuovo libero, aveva concordato di lasciare la banda e dichiarato di mettersi in proprio, trovando clienti per rivendere a prezzi vantaggiosi le derrate sottratte ai depositi da amici ladri. Si era poi dedicato a comporre un catalogo di agro-pirateria, ovvero contraffazione alimentare di olio, polpa di pomodoro, mozzarella, adattandosi via via alle modifiche normative. Infine, si era dedicato al commercio in proprio del cibo rubato, entrando con sgambetti e violenze nel settore della ristorazione veloce: la Zodiac Street Food aveva dodici furgoni attrezzati, ognuno distinto dal proprio segno zodiacale, posizionati lungo la statale da Padova fino alla laguna veneta. Lui era ricco e temuto. Si era sposato ma i rapporti con la moglie erano pessimi e il loro figlio Moreno (nato nel 1984) compromesso irreversibilmente da un bad trip. Nuove opportunità si aprono quando incrocia i creativi di un programma televisivo con chef e la splendida cameriera Larisa Morozova, intelligente e spietata ex spia sovietica. Anche l’oro torna a galla...

Lo scrittore veneto Heman Zed (Padova, 1967) narra in terza persona varia una bella storia del nord-est criminale. Il protagonista è Marconato, pessimo elemento, cattivo e simpatico alla massima potenza e violenza, maschio italiano (e veneto) standard, capelli radi e curati, baffo a ferro di cavallo, occhiali da vista fumé Armani, uso esagerato di dopobarba, con un suo originale progetto culinario (da cui il titolo). In tanti punti, il contesto di luoghi e cibi ricorda i romanzi di Carlotto. A lungo varie differenti storie corrono lungo percorsi paralleli e si approfondisce la conoscenza dei curiosi comprimari: l’avvenente disciplinata capitano e tenente del KGB (esperta di sambo) che si scientificamente preparata anche a vivere in Italia, gli autori delle spettacolari disavventure nell’irreale reality The Simple Cook che in successive edizioni riportano artatamente sulle tavole degli italiani la semplicità (ora interessa pure alla televisione svizzera), i familiari intorno a Romeo in piena deriva conflittuale vendicativa o riscoperta affettiva tradizionale, con la sagace moglie sanguisuga opportunista e il povero ventenne dal disturbo percettivo persistente indotto dai troppi allucinogeni (sublimato con Milly). La narrazione è scanzonata ed efficace, per quanto siano turpi eventi e sopraffazioni. L’intreccio si arzigogola vieppiù ma funziona e non si perde mai il ritmo dell’avventura noir, con tanti caduti sul campo e complicate operazioni finanziarie. Segnalo gli ottimi spaccafusi di Michela Aleardi da Macerata. Fra vini fermi e bollicine, col pesce meglio il Bianco di Custoza. Per la musica vanno alla grande i tormentoni estivi.