Ricrescite

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Appena svegli, dice a Federico – quattro anni appena compiuti – che dal giorno dopo saranno nel nuovo anno. Federico chiede cosa siano gli angeli, e lui risponde che sono creature di fantasia, un po’ come orchi e draghi. Però è allo stesso tempo convinto di averli visti gli angeli: era il 1967, pochi mesi dopo la terribile alluvione di Firenze, aveva contratto una meningite cerebro-spinale, e gli angeli “artigliavano la schiena con delle roncole”… Iniziano i colloqui con gli alcolisti, è un desiderio che si porta dentro da tempo. Il risultato di quelle interviste potrebbe finire per dare vita a un libro, qualcosa come Storie di vita con alcol… I vulcani sono semplicemente spaccature della crosta terrestre, delle aperture che mettono in comunicazione i profondi recessi del pianeta con la superficie… Mette insieme i brandelli di vita di alcuni suoi intervistati, immagina di mischiare su carta le voci frutto di un’allucinosi alcolica, e di trarne fuori un animoso teatrino…

Per parlare di Ricrescite di Sergio Nelli dobbiamo premettere che non si tratta strettamente di una novità editoriale. Il romanzo, infatti, usciva già nel 2004 edito da Bollati Boringhieri, e allora rappresentava l’esordio dell’autore di Fucecchio, poi affermatosi soprattutto pubblicando con Einaudi (Orbita clandestina, 2011) e Castelvecchi (Albedo, 2017). La nuova edizione firmata Tunué – e con prefazione di Antonio Moresco – risponde a un’esigenza importante: quella di recuperare, cosa sempre più necessaria in tempi in cui il tritacarne del consumismo detta le leggi anche del mercato editoriale e porta spesso alla scomparsa prematura di libri che meriterebbero destini migliori. Ricrescite era ormai introvabile, fagocitato dalle logiche del breve termine e dell’obsolescenza rapida degli scaffali; ecco spiegata questa scelta coraggiosa di affiancare alle novità editoriali un recupero all’anno, per arricchire con uno sguardo sul passato un catalogo che si contraddistingue per la ricerca nel presente. Tentare una classificazione di genere per quest’opera può risultare estremamente difficoltoso, perché Nelli fa una scelta come minimo inusuale, scindendo il suo romanzo in microparagrafi che si alternano alle incisive inserzioni poetiche che spezzano il ritmo. Può certamente risultare facile scomodare l’etichetta di “prosimetro”, e qui inevitabilmente Nelli si confronta con una tradizione talmente nobile che potrebbe intimorire (per citare due giganti della letteratura nostrana, Dante e Leopardi). Le vicende al centro del racconto sono spalmate lungo un’intera annata, e l’io narrante, verosimilmente una proiezione finzionale dello stesso autore, rimbalza fra le lezioni che tiene, il figlioletto piccolo da accudire, le interviste a degli alcolisti, le bozze di vecchie liriche da correggere che riaffiorano, e strani inserti tecnico-scientifici sui vulcani. Più che di una vera e propria trama, si può tranquillamente parlare di una ricerca interiore che coinvolge il protagonista sin dall’inizio, e questo tentativo di ritrovarsi è poi la vera spiegazione del titolo: ripartire, ricominciare, ricrescere.



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