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L’inadempienza

L’inadempienza
Attorniati da un tumulto inquieto di tenebre sono gli eventi, le persone e i paesaggi che la memoria lascia affiorare e ai quali la scrittura poetica restituisce l’ultima forma possibile, il pathos della lontananza: “Stanze stremate stordite dal tempo/ addormentate ingenuamente, senza volontà/ nella bandiera sgualcita umida di nebbia/ e canto, lontano, canto di bambini.” Schegge personali e il corposo bagaglio di cose lette e assorbite si addensano sotto alla cupola protettiva dei versi, nel tentativo di trovare fiato, se non scampo, dal moto recrudescente di un’epoca dal volto irriguardoso verso ogni segno di civiltà: “Gli inganni tuoi e le menzogne vostre,/ lirici detestati dalla luce, regina del mondo;/ e l’anima martoriata mia,/ insofferente gigante di carta e fantasia.”  Riflessioni e confessioni sulla propria vita privata distesa sul crinale di una linea d’ombra che dai fasti decaduti della Trieste mitteleuropea a quelli della Roma antica disegna i confini di un mondo separato e a quasi tutti estraneo che imbocca la via dell’Ade per conferire spessore alla propria inadempienza: “La porta del’Ade s’infatua del mio sorriso;/ mi mostra le segrete scale, e i passi di Orfeo,/ mi ritrovo forte come un ragazzo/ a discendere sgarbato gradini d’acqua”… 
Possiamo leggere Gianfranco Franchi che s’immerge nelle acque vorticose della poesia come un nuovo Porfirio sullo Stige, cantore di una tradizione pagana e di un’antichità classica prima che si posino le polveri roventi di un tempo che ha decretato guerra alla bellezza e voltato le spalle alle origini. Nel ricco e corposo canzoniere che qui raccoglie la sua intera produzione poetica, l’autore rovista nei propri sogni, ripesca nei ricordi, saccheggia nei propri processi mentali per illuminare almeno un po’ il mistero della sua esistenza, simile in tutto e per tutto a quello della scrittura. Un mistero di cui riusciamo a scalfire unicamente il guscio, ma attraverso il quale percepiamo alcuni tratti costanti dello scrittore: la sua irrinunciabile maniera di essere, la sua personalissima cifra stilistica e l’ansia costante di elevarsi al di sopra delle rovine umane. Il respiro poetico dei testi, pur imprimendo al suo itinerario un costante equilibrio disarmonico senza mai rinnegare del tutto la vena lirica, risentono dell’intelligenza acuta e polemica di un letterato massimalista che da sempre vive appeso ai libri, inanellando pagine vibranti e scanzonate, intelligenti e godibili che ci sentiamo di consigliare non solo agli amanti della poesia.