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Fatal intrusion

Fatal intrusion

È una caccia senza quartiere quella di Walter Kemp: da più di mezz’ora sta cercando di stanare la sua preda tra il fogliame di un bosco alla periferia di San Diego. Si tratta di uno splendido esemplare femmina di serpente reale di montagna, una Lampropeltis zonata pulchra. Sarà la foto più bella che abbia mai scattato: la sua Nikon vanta una risoluzione eccezionale e i colori dell'animale sono di una rarità unica in natura. Raggiunto l’obiettivo, rinfodera la macchina fotografica e si accinge a tornare all'auto. Deve presenziare all’ennesima cerimonia di inaugurazione, ma l’entusiasmo che un tempo lo aveva spinto a costruire un impero immobiliare si è spento ormai da anni. A un certo punto della sua vita, infatti, ha iniziato a riflettere sul "danno" che stava arrecando al pianeta distruggendo ettari ed ettari di bosco. Da lì sono nati prima i progetti per le case popolari e poi il volontariato presso la società erpetologica insieme al figlio. È ormai quasi arrivato alla vettura quando un rumore inusuale lo fa voltare. Tutto può immaginare, il signor Kemp, tranne che qualcuno - di cui riesce a scorgere soltanto un tatuaggio sul polso - stia per ucciderlo. Quel tatuaggio si trova sul polso di Dennison Fallow, un ragno pericoloso che non uccide per fame o per difendere i propri piccoli, ma per placare un impulso che non può e non vuole controllare. Ciò che Fallow non sa e non può nemmeno immaginare, quando individua e si avvicina alla prossima vittima della sua sete di morte, è che la studentessa Selina Sanchez è la sorella di Carmen Sanchez. Carmen, ex agente federale oggi in forza all’HSI, è bravissima nel suo lavoro e, quando qualcosa la tocca troppo da vicino - e una sorella è decisamente un legame fortissimo, smette di seguire le regole: il suo unico obiettivo diventa catturare e annientare il pericolo…

Di norma le opere scritte a quattro mani mi lasciano tiepida e un po' diffidente, ma Deaver ha evidentemente saputo scegliere una partner in crime decisamente all’altezza. Su di lui credo ci sia ben poco che non si sappia e, di conseguenza, poco da aggiungere. Su Isabella Maldonado, invece, si può ricordare che, prima di dedicarsi alla scrittura, è stata un’agente dell’FBI. Ha esordito ideando il personaggio di Nina Guerrera, agente speciale che vive nell’anonimato in quanto unica superstite di un feroce assassino. Un bel personaggio, una bella scrittura, buone idee e una profonda conoscenza diretta del campo. La commistione funziona eccome: il linguaggio è uniforme, pur mantenendo le caratteristiche che ci si aspetta conoscendo l’autore. La trama è decisamente degna del miglior Deaver, tra personaggi che riemergono dal passato con il vantaggio di conoscere fatti e antefatti, e alias che cambiano a seconda delle esigenze del momento. È una caccia al serial killer che ribalta i ruoli ogni poche pagine, alternando continuamente cacciatore e preda. Immancabile la presenza autoimposta di un elemento esterno alle forze dell’ordine: una figura controversa e borderline che si rivela tuttavia fondamentale per la risoluzione del caso (o meglio, dei casi). Tanta tecnologia, molta tecnica poliziesca e un intreccio assai complesso di interessi leciti e illeciti, che Deaver e Maldonado raccontano in scioltezza senza mai annoiare, rendendo comprensibili passaggi che, espressi diversamente, non lo sarebbero affatto. Il finale lascia chiaramente intuire (come poi è effettivamente accaduto) che l’inedita coppia Sanchez-Heron tornerà ad allietare chi ama perdersi nelle menti contorte di serial killer, hacker, agenti speciali e nella folle burocrazia delle forze dell’ordine made in USA.