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Gorilla Blues

Gorilla Blues

Sandrone ha trascorso quattro giorni all’Aeroporto di Malpensa, in attesa dell’arrivo dei voli provenienti dalle isole Fiji, ma della (ormai) ex fidanzata Vale neppure l’ombra. Lei ha deciso di non rientrare a Milano ed ora il Gorilla Sandrone è piuttosto triste ed arrabbiato. Nell’ultima settimana non ha lavorato. È rimasto in casa ad ascoltare musica dalla radio- soprattutto tristi canzoni blues e a guardare pay-tv con una scheda pirata. La casa è davvero in disordine, dal momento che il suo Socio, deputato a pulirla, non fa la sua parte quando è di cattivo umore. Ad una settimana esatta dal mancato arrivo di Vale, Sandrone risponde al telefono ed accetta un lavoro, anche se fin da subito appare di bassa lega. Si tratta di sorveglianza notturna a Villa Imperiale durante una mostra. Secondo Sandrone, la mostra è orrenda e l’incarico ricevuto pure: l’unico momento di svago, durante il servizio, è rappresentato dal salvataggio di un tossico che scavalca il perimetro per farsi una pera e viene attaccato, e salvato in extremis dal Gorilla, dai cani lupo dei metronotte. Segue un’altra settimana di pausa. Altra televisione via satellite e segreteria inserita, con lo scopo di filtrare l’universo mondo, nel cellulare staccato. Poi un altro semplice incarico ed ancora pausa. Il suo Socio gli chiede di cambiare i turni per seguire le partite dei Mondiali e verificare le squadre vincenti, dal momento che ha scommesso al totonero. Una noia mortale, insomma, ed un gran caldo a Milano. Poi, un giorno, suonano alla porta. È Gipi. Riempie tutta la porta, sembra un frigorifero americano, e vuole parlare con lui. Uno dei suoi cugini, Marco detto Tattù per via di un ragno tatuato sulla fronte, diventato giostraio, ha bisogno di qualcuno che sorvegli il suo misero luna park -situato in una località sul Lago Maggiore, piuttosto graziosa ma altrettanto deprimente- e tenga lontano improbabili molestatori di bambini e borsaioli. Per farla breve, secondo Gipi, per questo semplicissimo lavoro di sorveglianza Sandrone sarebbe assolutamente perfetto...

Una nuova avventura – la terza – per Sandrone detto Gorilla, investigatore privato sui generis, che si muove sempre ai limiti della legge e proprio per questo risulta da subito particolarmente simpatico. Ex buttafuori, ex frequentatore dei Centri sociali – in tutto e per tutto uguale al suo creatore, che porta il suo stesso nome e cognome, Sandrone Dazieri – il Gorilla è un personaggio scanzonato ed ironico, un eroe riluttante dotato di una peculiare caratteristica: assieme a Sandrone, indivisibile, nascosto tra le pieghe della sua personalità disturbata e con tutto probabilità affetta da schizofrenia, c’è il suo doppio, il Socio, quello che spesso usa le mani e interviene quando la situazione si fa particolarmente complicata ed è il caso di utilizzare metodi poco ortodossi. In genere Sandrone ed il Socio non si incontrano mai e non parlano tra loro; in questa storia invece -novità assoluta del romanzo rispetto ai primi della serie- si assiste alla presenza in tempo reale del Socio, che non viene semplicemente evocato come nei lavori precedenti (attraverso tracce e bigliettini), ma se ne possono seguire i movimenti in diretta. E questa novità funziona, regalando forse la più bella avventura del Gorilla, sia perché sullo sfondo si stagliano i tristemente noti ed indimenticati fatti del G8 di Genova, sia perché Sandrone appare particolarmente divertente e commovente, mostrando a tutto tondo il suo senso di giustizia e la sua sensibilità, nonostante mostri di vergognarsi un po’ a lasciarsi andare e finga di essere il duro di sempre. In questa nuova avventura il Gorilla, assoldato da un giostraio di Argera, sul Lago Maggiore, accetta, nel suo giorno di riposo, di fare da bodyguard ad un matrimonio VIP, ma qualcuno appicca il fuoco durante la cerimonia e ci scappano inevitabilmente i morti. Con l’utilizzo di una scrittura piacevole, asciutta e senza orpelli, Dazieri conduce il lettore, attraverso un intreccio piuttosto complesso, alla soluzione del caso e all’identificazione dell’assassino; questa volta, tuttavia, il tono appare più amaro e malinconico del solito, complici anche le canzoni strappalacrime che appaiono qua e là nel testo. Dazieri racconta di un Gorilla invecchiato, non più un ragazzino, e lo fa con la freschezza di sempre, consapevole, come al solito, di non dover troppo prendersi sul serio. E come al solito fa centro.