Chi va a New York per la prima volta difficilmente riesce – ammesso che lo voglia – a esimersi dalle visite più classiche. E dopo il Museum Mile, il Moma, l’Empire State Building e via dicendo spesso manca il tempo per avvicinarsi al vero cuore della Città che non dorme mai, o quanto meno per farsi sorprendere da apparizioni meno prevedibili. A volte basta solo girare l’angolo giusto, magari per sbaglio, oppure affidarsi a qualche consiglio nuovo per scoprire scorci inediti che possano accordarsi con la musica che ognuno di noi ama suonare. O con le storie che abbiamo nel cuore. Tante di quelle che ci ha raccontato il cinema si sono svolte tra i grattacieli di Midtown, le casette a schiera di Brooklyn o le tortuose e nascoste street del Greenwich Village, ma New York è un vero paradiso anche per gli appassionati di letteratura o per i feticisti di libri e scaffali, polverosi e non.
La storica Rizzoli Bookstore della 57th street, dove De Niro e Meryl Streep si incontravano in Innamorarsi, non esiste più (finalmente ha riaperto al 1133 di Broadway) ma sono una miriade le librerie tematiche della città in grado di regalare emozioni ai turisti. Oltre la Housing Works Bookstore di Crosby St., apparsa in molti film e serie tv, la leggendaria Strand di Union Square, l’onnipresente e accogliente Barnes & Noble o l’imperdibile Public Library di Bryant Park (esplorata tanto dai Ghostbusters quanto dal documentario Ex Libris di Frederick Wiseman), la Grande Mela offre ampi cataloghi quanto a spiritualità e magia, viaggi, cucina e fotografia, giallo, poesia, dramma, rarità e giapponeserie varie... Ma soprattutto, parlando di emozioni, offre la possibilità unica di realizzare un sogno: visitare i luoghi dove scrittori più o meno celebri, più o meno maledetti, andavano ad attendere l’ispirazione per le loro creazioni ...o facevano finta di farlo. Bar, bettole, diner, locali di ogni sorta sono da sempre i prediletti di autori e aspiranti tali, a conferma che la fantasia funziona meglio a stomaco pieno e nulla come l’alcool sia in grado di accendere l’estro. E che siate bibliovori in cerca di magia, romanzieri incompresi a caccia di influssi positivi o solo viaggiatori curiosi, perché non concedervi una deviazione originale e una piacevole sosta in qualcuna delle location di questa sorta di mappa gastroletteraria?
Magari partendo dal cuore del Greenwich Village, dove Robert Redford andava “a piedi nudi nel parco”. Ovviamente quello di Washington Square, poco sopra MacDougal Street, dove ancora oggi si registrano le vibrazioni più forti e dove all’angolo con l’omonima Lane si trova la Minetta Tavern che frequentavano Ernest Hemingway, Ezra Pound ed E. E. Cummings. Fondato nel 1937 da Eddie “Minetta” Sieveri, il ristorante italiano si è negli anni trasformato in una delle steakhouse più moderne della città (anche se ha perso la sua stella Michelin nel 2019), ma ancora oggi in molti sognano di vedere apparire il fantasma di un Eugene O’Neill (tra i padri del teatro statunitense e premio Nobel per la letteratura nel 1936) o del Joe Gould noto come il Professor Gabbiano, che spesso dormiva su una panchina lì vicino e si proclamava padre del libro più lungo mai scritto, la Storia orale del mondo contemporaneo. Non distante, Jack Kerouac sognava viaggi on the road nella altrettanto imperdibile White Horse Tavern di Hudson Street. Molto più fedele all’antico aspetto e alla storia che fu, il locale continua a celebrare i suoi miti. Inevitabile, dato che all’epoca fu un vero quartier generale per Dylan Thomas, che qui si dice abbia tentato di suicidarsi a ‘colpi’ di whiskey (e viene ricordato da una targa nella sala a lui dedicata), il Bob Dylan che lo omaggiò nella scelta del proprio nome d’arte, Jim Morrison, James Baldwin, Norman Mailer, Frank O’Hara e - appunto - il Kerouac invitato nei latrinalia del bagno a tornarsene a casa ("Go home Jack!"). Impresa non ardua, considerato che il ‘Padre della Beat Generation’ abitò a lungo nell’appartamento al piano di sopra.
A metà strada tra le due, tappa obbligata è sicuramente il Chumley’s di Bedford Street, al numero 86, secondo molti all’origine del termine “86ed” per indicare il liberarsi o cacciare da un bar un avventore (ai tempi del proibizionismo, i clienti venivano fatti scappare da quella porta, allora secondaria visto che l’ingresso era nel cortile di Pamela Court). Probabilmente una sorte toccata a molti dalla nascita del locale come speakeasy, nel 1922, in poi... dai ‘soliti’ O’Neill, Cummings e Kerouac ai vari Willa Cather, William Faulkner, Orson Welles, John Steinbeck, Edna St. Vincent Millay, John Dos Passos, Theodore Dreiser e Williams S. Burroughs. Parimenti equidistante, risalendo verso Midtown, programmate una sosta alla Lillian Vernon Creative Writers House sulla West 10th Street. Costruita nel 1836 e oggi sede di interessanti reading della NYU, anche qui la concentrazione di grandi nomi è di quelle che non passano inosservati. E se Mark Twain, Richard Wright o Marianne Moore ne fecero un comodo rifugio a due passi da casa, dal 2007 il Creative Writing Program della New York University portò tra quelle mura Zadie Smith, Joyce Carol Oates e Michael Cunningham. Tra i tanti.