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Peyton Place

Peyton Place

Anni Cinquanta. All’inizio di ottobre, l’estate indiana si posa sulla città di Peyton Place come una donna affascinante e imprevedibile, portando con sé un tepore inatteso che ritarda l’avanzata dell’inverno nel New England settentrionale. Il cielo è basso e di un azzurro intenso, gli aceri, le querce e i frassini ardono di rosso, marrone e giallo, mentre le conifere sulle colline circostanti brillano di un verde-giallastro. Le foglie cadute scricchiolano sotto i passi per le strade della città, sprigionando un profumo dolce che solo i vecchi associano al pensiero della morte. La vita di Elm Street, la via principale, è quasi sospesa. I negozianti hanno abbassato le tende e sonnecchiano nei retrobottega o ascoltano la cronaca delle partite di baseball. Svettano sul profilo della città due campanili: quello bianco della Congregational Church a est e quello della chiesa cattolica di San Giuseppe, sormontato da una croce d’oro, a ovest. Seth Buswell, proprietario del giornale locale, ha scritto in tono poetico che i due campanili racchiudono la città come due parentesi, scatenando polemiche vivaci tra cattolici e protestanti, che non vogliono essere accomunati gli uni agli altri. Davanti al palazzo di giustizia, edificio di pietra bianca con cupola verderame, alcuni vecchi siedono sulle panchine di legno, appoggiati alle mura tiepide con i cappelli calati sugli occhi, a scaldarsi le ossa. Quando vedono passare Kenny Stearns, il tuttofare della città, commentano sottovoce: è sobrio per ora, ma non durerà. Clayton Frazier, che ha l’abitudine di dissentire sempre, difende Kenny, sostenendo che quando non beve non c’è nessuno più bravo di lui nel suo lavoro. Un altro vecchio allude con ironia alla moglie di Kenny, Ginny, donna dalla cattiva reputazione, e Clayton risponde senza sorridere che non c’è rimedio quando si è sposati a una puttana nata. La conversazione si chiude con una riflessione sul caldo anomalo: non durerà, dice Clayton, e questa volta nessuno obietta. Kenny percorre Maple Street in direzione delle scuole, che si trovano all’estremità meridionale del viale alberato. La scuola elementare è un vecchio edificio di legno in stile vittoriano, con scalette antincendio di ferro e una torretta sulla cima da cui pende la corda della campana, oggetto che Kenny adora. La scuola media è invece un moderno edificio di mattoni con ampie finestre, dall’aria efficiente. Kenny tiene la campana sempre lustra e, avvicinandosi, alza gli occhi verso la torretta con soddisfazione, mormorando che nemmeno le campane del paradiso hanno una lingua più dolce. Sente il profumo verde dei prati e della siepe appena potata e avverte una strana emozione, un impulso quasi fisico. Strappa un ramoscello ribelle dalla siepe e stringe tra le dita un pugno di foglie fino a dissolverle nel palmo, con la stessa sensazione di tenerezza violenta che provava un tempo per Ginny. Poi lascia cadere le foglie e, con fervore, dice ad alta voce che vorrebbe bere qualcosa. Le sue parole entrano dalla finestra della classe della signorina Thornton: i ragazzi ridono, le ragazze sorridono, ma l’insegnante ristabilisce subito l’ordine minacciando di trattenere chi non si calma. Al primo rintocco della campana delle tre, la classe si agita. La signorina Thornton aspetta che tutti siano in piedi e composti, poi dà il via all’uscita. In cinque secondi la classe è vuota. Dal davanzale della finestra, l’insegnante osserva i ragazzi che se ne vanno. Nota Allison MacKenzie che cammina sola, staccandosi in fretta dalla folla verso Maple Street: una ragazza dai modi malinconici e dagli occhi spalancati e curiosi, con una bocca sensibile, unica amica di Selena Cross, dalla bellezza scura e dagli occhi profondi. La signorina Thornton pensa che Allison avrà bisogno di una corazza per affrontare la vita. Rodney Harrington, quattordici anni, capelli neri e ricci e labbra carnose, sfreccia fuori dalla scuola e travolge il piccolo Norman Page, che cade e scoppia a piangere. Ted Carter, tredici anni ma già alto e con la voce cambiata, raccoglie i libri di Norman e lo aiuta ad alzarsi, poi sfida Rodney. Questi schiva il confronto con un’alzata di spalle e se ne va, seguito da Betty Anderson, una ragazzina precoce. La signorina Thornton, troppo stanca per muoversi, appoggia la testa all’infisso della finestra. Conosce le famiglie dei suoi allievi, le loro case, le loro prospettive, e in certi momenti di stanchezza le sembra di combattere una battaglia inutile contro l’ignoranza. Si chiede a che serva insegnare storia e matematica a ragazzi che sembrano destinati a ripetere le vite dei padri e delle madri. Ricorda le parole del suo preside allo Smith College, che sorrideva della sua determinazione a restare nel New England e a insegnare alla sua gente. Ricorda anche il dottor Swain, che le chiedeva perché non se ne andasse a Boston a cercare un lavoro meglio retribuito. Lei aveva risposto che le piaceva insegnare, e quella risposta racchiude ancora la speranza che la tiene al suo posto: risvegliare almeno in uno dei suoi allievi il senso della bellezza, la gioia della verità, la sete del sapere. Con quel pensiero rivolto ad Allison MacKenzie, si sistema il vecchio cappello di feltro marrone e si prepara ad andare a casa…

Peyton Place è un’opprimente cittadina del New England nota per i suoi elevati standard di moralità… e per l’incessante via vai nelle camere da letto delle sue case. Gli abitanti di Peyton Place sembrano condurre una doppia vita, recitare in una gigantesca farsa: apparentemente integerrimi monogami, in realtà promiscui traditori, come Rodney Harrington o Ginny Stears, o Elsie Thornton, o Betty Anderson, ognuno a suo modo. È in questo ambiente che Allison McKenzie, una ragazza sognatrice orfana di padre, si appresta a diventare donna… Dopo la storica edizione Longanesi del 1957 e l’edizione del cinquantesimo anniversario per Einaudi nel 2006, vent’anni dopo Blackie riporta in libreria Peyton Place, il bestseller che ha praticato un salutare elettroshock alla puritana America di provincia dei Fifties. Un libro divenuto famoso ancora prima della sua pubblicazione, quando a Gilmanton, dove l’autrice Grace Metalious viveva, si diffuse la voce che la giovane moglie del direttore della locale scuola elementare si apprestava a mettere per iscritto i rutilanti intrecci amorosi — legittimi e non — dei suoi concittadini. Poi lo scandalo, i dollari (tanti), le scomuniche dei benpensanti, il cinema, le persecuzioni, la fama. Tanto rumore per nulla? No, affatto. Un romanzo sorprendentemente moderno, scabroso ma denso di un humour all’arsenico, che fa a polpette con sadica gioia l’immagine tutta sorrisi smaglianti, permanenti impeccabili, pipe e gonne a quadri di un modello familiare vivo soltanto sui manifesti pubblicitari. Pubblicato il 24 settembre 1956, Peyton Place di Grace Metalious è uno dei fenomeni editoriali più dirompenti della letteratura americana del dopoguerra. Ambientato nel New England nel periodo che precede e segue la Seconda guerra mondiale, il romanzo narra le vicende di tre donne costrette a fare i conti con la propria identità — tanto femminile quanto sessuale — sullo sfondo di una fittizia piccola città di provincia conservatrice e pettegola. Allison MacKenzie, figlia illegittima della rispettabile Constance, incarna la figura della giovane intellettuale in cerca di autonomia; Selena Cross, ragazza della classe operaia, è vittima degli abusi del patrigno; Constance stessa è prigioniera della propria rispettabilità di facciata. La trama si impernia su ipocrisia sociale, disparità di classe e privilegio, costruendo una narrazione che ingloba incesto, aborto, adulterio, violenza e omicidio con una franchezza allora inaudita per il panorama letterario statunitense. Il successo commerciale fu immediato e straordinario. Entro la fine del 1956, 1 americano su 30 aveva acquistato il romanzo, che rimase in cima alla lista dei bestseller del “New York Times” per cinquantanove settimane. Le vendite raggiunsero le 104.000 copie nel primo mese, a fronte di una media di 2000 copie per un romanzo d’esordio dell’epoca. Numeri che collocano Peyton Place in una categoria a sé, tra i libri più venduti nella storia dell’editoria americana (a oggi siamo oltre i 30 milioni di copie). Ma le ripercussioni nella vita dell’autrice furono devastanti. Il personaggio di Selena Cross era ispirato a un caso di cronaca realmente accaduto nel 1947 a Gilmanton, dove una donna aveva ucciso il padre dopo che questi l’aveva violentata, e i residenti del paese ritennero che l’intero romanzo fosse basato su di loro. Questo fece infuriare gli abitanti al punto che George, il marito di Grace e preside del liceo locale, fu licenziato. L’autrice fu inoltre citata in giudizio per diffamazione da alcuni concittadini. Sul piano personale, il successo improvviso e le sue conseguenze travolsero Metalious: divorziò, si risposò con un DJ radiofonico di nome T.J. Martin, dilapidò le proprie ricchezze e morì di alcolismo il 25 febbraio 1964, a soli trentanove anni. Una volta osservò: «Se potessi ricominciare, sarebbe più facile essere povera. Prima di diventare famosa, ero felice quanto si può essere». Grace Metalious era nata Marie Grace DeRepentigny a Manchester, nel New Hampshire, l’8 settembre 1924, figlia di Alfred e Laurette, entrambi di origini franco-canadesi. Cresciuta in condizioni di povertà, sviluppò fin da giovanissima una vocazione alla scrittura che si scontrò con i rigidi ruoli di genere imposti dalla società del tempo. La sua esperienza diretta della vita nelle piccole comunità del New England costituì la principale fonte d’ispirazione per il romanzo. Metalious affermò che il suo libro era ispirato a diversi luoghi del New Hampshire — tra cui Durham, dove il marito frequentò l’Università; Gilmanton, dove insegnava; e Laconia, dove si trovava il suo bar preferito. “Vanity Fair” definì Peyton Place «uno dei libri sporchi più venduti di sempre», mentre il critico letterario del “Manchester Union-Leader”, William Loeb, definì il libro «immondizia oscena». Metalious replicò: «Anche Tom Sawyer aveva una fidanzata, e parlare di adulti senza parlare dei loro impulsi sessuali è come parlare di una finestra senza il vetro». Scrive Mattia Carratello: “Il romanzo era andato a scontrarsi con due diversi ordini di realtà, rompendo qualche argine e producendo quei detriti di luccicante spazzatura che avevano attratto la massa colossale che lesse il libro di nascosto, prestandolo in giro con la costa consumata e gli angoli delle pagine piegati, nonostante la condanna dei critici e la stizzita pruderie delle istituzioni. Da un lato si tratta della distruzione di un mito attentamente fabbricato, quello del New England da cartolina, l’eden morale e pittoresco che può rappresentare qualunque analogo spazio nel resto del mondo ma che negli Stati Uniti vuol dire la coscienza bianca della nazione, l’anima protestante e puritana, il rigore dei costumi, insomma il racconto di fondazione dello Stato e del Nuovo Mondo, il sogno di uno spazio geografico e sociale prima dell’arrivo della macchina nel giardino, prima della modernità, delle fabbriche, degli immigrati, dell’urbanizzazione, della politica, un panorama di famiglie per bene, di uomini e donne all’antica, professioni rispettabili, devozione reciproca, senso della comunità”. Il romanzo generò un franchise culturale di ampia portata che si estese per quattro decenni. Il film I peccatori di Peyton Place del 1957, diretto da Mark Robson (con l’omissione totale del materiale sessualmente esplicito del romanzo) e interpretato da Lana Turner, Hope Lange, Lee Philips, Lloyd Nolan, Diane Varsi, Arthur Kennedy, Russ Tamblyn e Terry Moore fu il secondo maggiore incasso dell’anno negli Stati Uniti e fu candidato a nove Premi Oscar, tra cui quello per il miglior film. Nel 1961, la Twentieth Century-Fox realizzò un sequel intitolato Ritorno a Peyton Place, diretto da José Ferrer e interpretato da Carol Lynley, Jeff Chandler ed Eleanor Parker. Il capitolo televisivo è forse ancora più significativo sul piano culturale. La serie televisiva Peyton Place andò in onda su ABC in episodi di mezz’ora dal 15 settembre 1964 al 2 giugno 1969, per un totale di 514 episodi, prima in bianco e nero e poi a colori a partire dall’episodio 268. Quando la serie debuttò, segnò la nascita della soap opera. Il cast, nel corso dei cinque anni di programmazione, incluse Dan Duryea, Lee Grant — che vinse un Emmy nel 1966 — John Kerr, Susan Oliver, Leslie Nielsen, Percy Rodriguez e Gena Rowlands. Furono proprio Ryan O’Neal e Mia Farrow a consolidare la propria notorietà attraverso la serie, prima di intraprendere carriere cinematografiche di primo piano. Sia il film che la serie televisiva furono fonti significative di ispirazione per David Lynch e Mark Frost nella creazione de I segreti di Twin Peaks, la serie culto partita nel 1990. Un’eredità che conferma come Peyton Place, al di là delle polemiche, ha contribuito in modo sostanziale a ridefinire i codici del racconto americano sulla comunità e sull’ipocrisia del conformismo borghese. «È il Watergate o Peyton Place?» chiedeva un membro del Congresso degli Stati Uniti durante lo scandalo Clinton-Lewinsky, quarant’anni dopo la pubblicazione. Non so se rendo l’idea. Ladies and gentlemen, la madre di tutti i bestseller.