Maine, Stati Uniti. È autunno, stagione di cieli tersi e foglie dorate, quando Olive Kitteridge invita Lucy Barton, romanziera venuta da New York due anni prima, ad ascoltare una sua storia. Quando Lucy arriva nella residenza per anziani dove abita Olive, la novantenne non se ne fa un’impressione positiva: la scrittrice è magra, timida, col musetto da criceto, e siede rigida più di quanto la durezza del divano giustifichi. Olive, che non ha peli sulla lingua, le fa subito notare che la foto di copertina sui suoi romanzi non le assomiglia per niente. Nonostante la diffidenza iniziale, Olive le racconta la storia per cui l’ha invitata: quella dei suoi genitori. Un’estate, mentre sua madre lavorava come cameriera in un centro turistico, si era innamorata di Stephen, il figlio della proprietaria, e lui di lei. I due erano stati presto separati dalla differenza di ceto, e la storia era finita lì. Alla morte della madre, Olive aveva trovato un trafiletto di giornale sgualcito da cui si capiva che lei e Stephen si erano amati profondamente e avevano continuato a farlo anche da lontano. Una storia triste per gli amanti divisi, ma anche per i rispettivi compagni, inconsapevoli di vivere con dei fantasmi nel proprio matrimonio. La tristezza di Lucy si trasforma in tutt’altra emozione quando l’amico Bob Burgess viene a prenderla: Olive capisce dal rossore sul viso di entrambi e dalla loro dolcezza reciproca che i due sono innamorati, ancora prima che se ne rendano conto loro stessi...

Questa è la storia di Bob, dal cuore grande, di Lucy, terrorizzata dalla solitudine, e di Olive, che ha paura di perdere la sua migliore amica. Ed è anche la storia delle vite ignorate che hanno sfiorato e a volte si sono intrecciate alle loro. Con scrittura limpida e confidenziale, Elisabeth Strout crea un mosaico di storie concatenate, popolato da personaggi dalle infanzie spesso tremende che affrontano le proprie paure come possono. Strout, già conosciuta per la sua capacità di scavare nella psicologia dei personaggi che le è valsa il Premio Pulitzer nel 2009, rende ogni esistenza degna di essere raccontata. In questo romanzo, introduce anche un elemento “giallo” come strumento per esplorare ulteriormente il paesaggio interiore dei protagonisti. L’autunno in cui inizia il romanzo non si lega solo all’età dei personaggi, ma è anche la stagione di una nazione in cui la povertà è diffusa, e spesso ignorata, e il divario politico si fa sempre più profondo: c’è chi vende casa ma scopre che non basterà per una vita dignitosa, e deve ricorrere al banco alimentare; e c’è la solitudine che “strabocca da tutti i pori” di genitori che si sentono invisibili agli occhi dei figli. Raccontami tutto è un romanzo magistrale sulle stagioni della vita, la solitudine, il cambiamento, i legami che si spezzano e si forgiano. Un’ode alla vita che, per quanto faccia male e sembri priva di senso, vale sempre la pena di essere vissuta. E raccontata.