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Oregon Hill

Oregon Hill

A quattro giorni di distanza dalla scomparsa di Isabel Ducharme, una ragazza proveniente da Boston che si è trasferita a Richmond per frequentare le Virginia Commonwealth University, il suo corpo viene ritrovato lungo le rive del fiume South Anna, incagliato su un ramo a una cinquantina di centimetri di profondità. Anche se nessuno potrebbe toccare il cadavere, per non alterare la scena del delitto, uno degli agenti più giovani non riesce a trattenersi e si mette a guadare il fiume per raggiungerlo. Quando però girà il corpo, si rende conto che la testa è stata tagliata di netto e si mette a vomitare. In effetti, la testa della ragazza è stata recapitata all’indirizzo del padre, Philippe Ducharme, per mezzo di un corriere. Isabel è stata vista per l’ultima volta venerdì sera all’interno di un locale sulla West Main, nel quale era riuscita a entrare grazie a un documento falso. Willie Black, che segue il caso per conto del giornale locale, comincia a vedere se riesce a recuperare qualche informazione in più sul conto della vittima e per farlo si rivolge alla figlia Andi, anche lei studentessa all’università. In effetti, Isabel viveva insieme a una ragazza che ha frequentato lo stesso liceo di Andi, e Willie riesce a recuperare il numero di questa persona. Prima ancora di poterla contattare, però, esce la notizia che la polizia locale è già riuscita a mettere le mani sul colpevole: si tratta di un certo Martin Fell, un uomo di trentadue anni che, stando alle dichiarazioni dell’agente David Shiflett che ha condotto le indagini, avrebbe anche confessato la propria colpevolezza. Per il momento, Shiflett si rifiuta però di fornire ulteriori particolari in quanto l’indagine non è ancora del tutto chiusa. Black, che conosce Shiflett da quando erano ragazzi in quanto entrambi provengono dallo stesso quartiere di Oregon Hill, prova a strappargli qualche indiscrezione in più, ma invano. Del resto, Shiflett è sempre stato un tipo taciturno e forse non potrebbe essere diversamente, se si considera la vita che ha fatto. Quando era poco più di un bambino, infatti, il padre venne ucciso a bruciapelo e la madre perse la ragione a causa di quella tragedia…

Oregon Hill è il primo romanzo dedicato al personaggio di Willie Black e ha vinto nel 2012 l’Hammet Prize, un importante riconoscimento per la narrativa poliziesca in lingua inglese. Il titolo del libro fa esplicito riferimento all’omonimo quartiere di Richmond, in Virginia, che Owen descrive in modo assai accurato, cogliendone anche le dinamiche sociali e le trasformazioni indotte dai cambiamenti economici e urbanistici. Il romanzo si contraddistingue anche per la particolare scelta del protagonista. Willie Black, in effetti, sembra avere molto poco in comune con la classica figura dell’eroe, tipica di una certa tradizione di romanzo noir: non è quello che si dice un duro, gli è capitato come a tutti i ragazzi di Oregon Hill di dover fare a botte per difendersi ma nella maggior parte dei casi è riuscito a cavarsela solo grazie alla protezione del suo amico Abe Custalow. Non si può nemmeno dire che sia dotato di un grande intuito investigativo o di particolari doti seduttive, come del resto attesta anche la storia delle sue relazioni con le donne, nel complesso piuttosto fallimentari. Come se non bastasse, Black sembra avere anche una certa tendenza a ficcarsi in situazioni complicate dalle quali per fortuna riesce sempre in qualche modo a uscire. Tutto sommato, siamo abbastanza lontani da figure come Philip Marlowe o Sam Spade. Con tutti i suoi limiti, però, Black ha anche una certa tenacia e una discreta dose di coraggio e sono proprio queste doti, unite a un forte senso di colpa legato al suo passato di cronista, che lo spingono a non accontentarsi della versione ufficiale fornita dalla polizia per mettersi alla ricerca della verità, una verità che affonda le sue radici nel doloroso passato di Oregon Hill.