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Enea, lo straniero

Enea, lo straniero

Gli Ateniesi si vantavano di essere autoctoni e di riuscire ad accogliere gli stranieri in ragione della loro origine legata al territorio ellenico. A differenza dei Greci, i Romani sono uomini selvatici e primitivi dediti alla pastorizia, non uomini di mare: il loro eroe è straniero. Enea difatti è troiano ed è mosso da pietas al punto da non conquistare i popoli italici, non farli schiavi come usano fare i guerrieri greci, ma adottarli come compagni. Questo è il mito in cui generazioni di Romani si riconoscono, un mito che si lega all’umiltà ed alla mansuetudine dei popoli che abitano l’attuale Lazio. Humilis Italia, la chiama Virgilio - secondo la ricostruzione di Guido Guidorizzi. Si tratta di un luogo dove non si combatte per la gloria come nella Grecia di Omero, né ci si aspetta fama eterna dalla morte. I nomi degli eroi italici hanno il sapore di un’antica gente campagnola: Camilla, la vergine guerriera; Turno, il capo di un’oscura tribú; Mezenzio, l’etrusco. Sul Palatino si trova un villaggio di coloni greci, gente pacifica che parla una lingua semplice, lontana dallo splendore di quella greca con le sue parole potenti e luminose, una lingua di gente parsimoniosa anche nell’eloquio. A volte questi coloni mettono insieme le parole in una cantilena e la chiamano carmen: serve soprattutto a cose pratiche, come cacciare i fantasmi dalla casa e gli spiriti nefasti dai malati. Dunque la terra in cui sbarca Enea dopo aver abbandonato Didone e prima ancora Troia è l’opposto dell’abbacinante mondo greco abitato da uomini che cercano il sole, dove si parla di famosi dai nomi immortali: Achille, Ulisse, Ettore. Il Latium non ha montagne, ha solo una piccola altura, il Soratte, su cui raramente si vede cadere la neve, o il monte Albano dove risiede Iuppiter, il Giove padre dei Latini…

Il libro dedicato al semidio troiano Enea conclude il ciclo epico che il professor Guidorizzi, docente di Letteratura greca e Antropologia del mondo antico nelle Università di Torino e di Milano, ha dedicato alla cultura classica e alle vicende omeriche. Per l’editore Einaudi l’autore ha pubblicato sia un’opera dedicata ad Agamennone che un’opera dedicata a Ulisse. Enea, definito nell’intitolazione dello scritto con l’aggettivo di “straniero” - è dunque il protagonista del terzo saggio della trilogia, che presenta le vicende di Enea secondo l’elaborazione poetica dell’autore latino Virgilio e che per lo stile discorsivo si pone una finalità eminentemente divulgativa. La lettura di questo libro consente infatti di cogliere da vicino le peregrinazioni dell’eroe da Troia sino alle coste laziali superando le difficoltà che il testo virgiliano in latino può porre al pubblico, non aduso alle traduzioni dei testi poetici. In buona sostanza l’autore opera una riscrittura dell’Eneide volendo facilitare la comprensione del testo ai contemporanei e al contempo manifesta la centralità dell’eroe rispetto agli elementi di contorno e alle vicende bellicose attorno alla fondazione di Roma.