Roma, 58 a.C. Fulvia è inesorabile e, con la sua voce giovane e dolce, quanto inebriante, suadente e sinuosa come una vipera, continua a sussurrare nell’orecchio di suo marito, il tribuno della plebe Clodio. Non bisogna lasciarlo in vita: è l’unica occasione per togliere finalmente di mezzo quel dannato Cicerone. Non resta altro da fare che ucciderlo senza pietà. Potrebbe non verificarsi mai più una situazione tanto propizia. Clodio, però, esita. Cicerone è in piedi di fronte a lui, sulla soglia della sua abitazione, immobile. In attesa della daga che potrebbe togliergli la vita da un momento all’altro. Eppure, Clodio continua a non agire, nonostante le sempre più pressanti suppliche di sua moglie Fulvia. Lei, a ben pensarci, ha i suoi motivi per odiare il senatore romano: Cicerone ha osato ridicolizzare suo padre per la sua balbuzie, chiamandolo “Bambalione” davanti a tutta Roma. E questo Fulvia non può dimenticarlo, né perdonarlo. Senza parlare, poi, di ciò che quel dannato oratore ha osato fare contro suo marito. No, decisamente non c’è motivo di esitare. Quella mattina sono usciti dalla loro domus scortati da un folto gruppo di loschi figuri, stipendiati da Clodio, proprio con l’intenzione di eliminare una volta per tutte Cicerone. Ma, quando finalmente Fulvia vede vicina la soddisfazione della sua sete di vendetta, suo marito blocca i sicari: non ucciderà Cicerone. Almeno, non oggi. Ci sono cose peggiori della morte. Soprattutto per una persona così attaccata alla città di Roma come Cicerone. Clodio, Fulvia e i loro sgherri mettono via le armi, girano i tacchi e se ne vanno. E il famoso oratore resta lì, in piedi davanti alla sua domus, a chiedersi cosa voglia intendere il suo nemico. E, da quell’uomo intelligente e scaltro qual è, sa già che le opzioni sono varie e tutte decisamente molto inquietanti…

Arrivano finalmente in libreria i due volumi conclusivi della saga dedicata a una delle figure più iconiche della storia di Roma, Gaio Giulio Cesare, firmata da Santiago Posteguillo. Il filologo e linguista valenciano, professore di Letteratura inglese presso l’università Jaume I, nonché autore di romanzi storici numero uno in Spagna, prosegue infatti la sua serie con Il destino di Cesare e L’ultima conquista di Cesare che, a loro volta, compongono il volume Los tres mundos. Dopo Roma sono io e Maledetta sia Roma, tutti editi da Piemme, la narrazione si sposta sulle campagne di Cesare nel nord Europa: Gallia, Germania e Britannia. Il destino di Cesare si sviluppa su tre livelli paralleli: da una parte, come già anticipato, si trovano Cesare e le sue legioni impegnati a consolidare il confine settentrionale della Repubblica lungo le sponde del fiume Reno; un secondo livello è rappresentato dalle lotte intestine di Roma, dominata dal triumvirato (Cesare, Pompeo e Crasso) e in balia della follia vendicativa del tribuno della plebe Clodio; in ultimo, dalla questione dell’Egitto, dominato dalla regina Berenice IV, che ha deposto suo padre Tolomeo XII, fuggito in esilio proprio a Roma insieme alla figlia minore, Cleopatra VII. Sarà affascinante notare come i destini di molti dei protagonisti dell’ultimo periodo repubblicano si intrecciano e si sfiorano: i nomi di Vercingetorige, Cleopatra e un certo Marco – che appare sporadicamente qui e lì – iniziano a risuonare tra queste pagine e, di certo, saranno ancora più presenti ne L’ultima conquista di Cesare. La scelta di dividere in due volumi separati quello che, con molta probabilità rappresenta il capitolo conclusivo della saga su Giulio Cesare, è decisamente azzeccata: ritrovarsi tra le mani un volume che avrebbe di gran lunga superato il migliaio di pagine poteva scoraggiare anche il lettore più appassionato, nonostante l’argomento narrato e lo stile di Posteguillo riescano a rendere come per magia qualsiasi “mattone” leggero come un “libro da ombrellone”.