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Le donne

Le donne

La contessa Rina de Mori scrive una mail alla pellicceria di fiducia Bressipelli in una data imprecisata, comunicando che le venticinque pellicce delle quali è proprietaria si trovano a Roma, prese in custodia dal figlio del negoziante. Tolti un paio di visoni che la contessa osa ancora mettere perché qualcuno li indossa per andare in giro, sarebbe improponibile indossare lo zibellino lungo o l’ermellino rosa o il mantello della zarina di castoro grigio… Oltretutto gli animalisti conoscono benissimo i materiali e non c’è alcuna possibilità che le preziose pellicce vengano considerate sintetiche. Anche con i gioielli la contessa ha problemi. Chi va in giro con una pettorina di smeraldi o al cinema con un diadema di brillanti? È che gli uomini le hanno regalato quella roba lì, che ci può fare. La contessa è avanti con gli anni e non vuole che le pellicce - finita questa moda animalista - le possa indossare soltanto una sua discendente, così intenderebbe riavere le pellicce lasciate in deposito per poterle indossare quantomeno in casa. La pellicceria Bressipelli risponde con una nota a cura del curatore fallimentare che richiede alla contessa l’arretrato settennale del suo pagamento… La signora Carolina scrive ad una Onorevole della Repubblica Italiana chiedendosi se la Teresina, sua antica compagna di scuola, sia diventata importante al punto da comparire al telegiornale e conferire premi a tizio e caio. In effetti Carolina, soprannominata “C. delle ciliegie” per l’abitudine di portare le ciliegie a scuola come merenda, non si capacita del successo dell’amica: anzi, quando l’ha vista per poco non è caduta dalla sedia. È ciò è avvenuto perché Carolina era un’asina, anzi le asine erano due, Carolina e Teresina. Entrambe sono state cacciate dalla scuola. Eppure Teresina a quanto pare è diventata onorevole, mentre Carolina si trova in cattive acque, ha due figli, è separata e senza soldi. Quando invece erano amiche i genitori di Carolina - gente perbene - disapprovavano l’amicizia tra le bambine perché la mamma di Teresina era “una poco di buono”. E comunque Carolina non intende neanche chiedere qualche cosa all’ex amica, però lascia la lettera al Ministero sperando che la consegnino alla destinataria. La missiva si conclude con un sibilino “Complimenti Onorevole” e con la sottoscrizione in calce da parte di “Carolina delle ciliegie”…

Sono solo donne le protagoniste di questo libro di Franca Valeri, una sfilata di donne che scrivono lettere, che telefonano, che inviano messaggi, mail, sms esprimendosi attraverso parole insolite in situazioni particolarissime, tutte ovviamente costruite ad hoc dall’artista all’unico fine di strappare un sorriso al lettore. Le comunicazioni, dirette a svariati personaggi, procedono in ordine sparso progredendo nel tempo secondo l’evolversi della tecnologia: si va quindi dai biglietti vergati a mano agli sms e alle mail. L’opera è frutto di un’operazione editoriale finalizzata a non disperdere il patrimonio di appunti e di caratteri umani utilizzati dall’autrice in testi teatrali o televisivi che ripropone in chiave moderna e umoristica il romanzo epistolare. La vis comica che promana dalle pagine della Valeri è dunque fortissima perché le comunicazioni sono brevi, di qualche pagina appena, ma dense di batture salaci, di descrizioni brillanti, insomma questo è un libro che trasuda umorismo intelligente, quello indispensabile in periodi di stanchezza e di umor nero.