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L'estate dell'altro millennio

L'estate dell'altro millennio
Ci troviamo nell’estate del 1939, una data che segna uno snodo essenziale ed apre uno squarcio non ricomponibile sulla tranquilla vita di una comunità di giovani che abitano ad Urbino e nell’adiacente territorio delle Cesane. A causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale alcuni di essi sono costretti ad abbandonare l’atmosfera spensierata e goliardica del borgo rinascimentale e l’aura fiabesca dell’incantevole scenario collinare che le fa da cornice. Ognuno di loro viene catapultato in un percorso di duro scontro con la realtà esterna, che ne segnerà profondamente il destino. La rovinosa disfatta dell’esercito italiano nel deserto di El Alamein spezza con la morte il coraggio, l’eroismo e la spensierata voglia di vivere del giovane Ettore Venanzi. La feroce e crudele campagna di guerra nei Balcani lega invece i destini di altri due suoi conterranei: Marco Petroni, poeta malinconico e studente universitario travagliato da amore non corrisposto per la bella aristocratica Laura Albani; Franco Duranti, contadino ben radicato alle tradizioni ed ai sapori delle Cesane. Dopo aver respirato i miasmi repellenti della guerra, allo scoccare del fatidico armistizio, nel settembre del ‘43 entrambi fanno ritorno a casa. Ma il pesante fardello di dolore accumulato sulle rispettive spalle li spingerà a compiere scelte del tutto opposte…
Quasi alla stregua di un pensatore votato alla dimensione tragica della modernità, Umberto Piersanti con questo suo libro riporta improvvisamente indietro le lancette dell’orologio all’estate del 1939, individuando in quel preciso periodo il momento in cui il tessuto connettivo di una comunità viene irrimediabilmente lacerato dall’irruzione della guerra. Seguendo il tragitto di Marco, autentica coscienza etica del libro, l’autore ci conduce dapprima, con rara accuratezza di dettagli, attraverso i muri, la ragnatela di vicoli angusti, le abitazioni, il Caffè Grande al centro della piazza, lungo i torrioni, nell’elegante cortile e nella Sala delle Veglie del Palazzo ducale, facendoci assaporare quell’atmosfera sospesa e metafisica in cui la città è rimasta assorta fino a quella data, come per incanto, nelle tele di Piero della Francesca, Raffaello e Barocci. E successivamente tra gli altipiani aspri e frastagliati delle Cesane, alle falde dei monti Nerone, Catria e Petrano , tra dense fratte di verde, calanchi di genga liscia e argentea, dove le piante disegnano percorsi fitti e aggrovigliati con tutta una serie di epifanie di olmi, carpini, quercelle, erba spagna e fiori dai colori squillanti e dai profumi intensi, nella cui descrizione lo scrittore si prodiga con la stessa accuratezza di un esperto botanico. Restando fedele alla sua innata vocazione rievocativa di cantore di un mondo rurale ormai scomparso, anche in questo romanzo il grande poeta marchigiano adotta il linguaggio dell’oralità contadina tipico del parlato pesarese, mescolandovi talvolta espressioni dialettali per dare vita ad un lessico del tutto originale nell’ambito della letteratura italiana. Umberto Piersanti ci consegna un’opera tra le più evocative, rivisitando il periodo della nostra civiltà pregressa, quando gli orrori della guerra - in cui tutte le fazioni in lotta vengono poste su di un comune livello di efferatezza - ne hanno fermato per sempre le lancette.

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