Il giorno che aveva lasciato Manuela, Davide l’aveva fatto sprezzante delle conseguenze. Conseguenze che erano arrivate quasi subito. Poi il tempo era passato e un giorno Manuela si era sposata con Elio. Avrebbe dovuto capire tutto da quella volta con Cecilia. Era ancora piccolo e inconsapevole, ma, sì sa, il buongiorno si vede dal mattino. E quel buongiorno era arrivato. Ora Davide ha trent’anni e mangia la vita a morsi. No, rewind. Davide ha trent’anni e non è in grado di tenersi una donna. Ma questo è solo uno dei suoi problemi, gli stessi che la sua laurea in Fisica non ha aiutato a risolvere. Apparentemente ha una vita perfetta, un lavoro pubblico con zero responsabilità, sicuro, confortante, ottenuto senza alcuna fatica. Ma neanche senza desiderio. Forse è questo uno dei motivi che lo fa sentire perennemente insoddisfatto, alla ricerca di qualcosa che non sa, ma che non potrà trovare se non prende una decisione. Sicuramente meno confortante, ma l’unica che possa consentirgli di fare chiarezza dentro se stesso, prima, e di far pace con la vita, poi. Ecco perché decide di mollare il lavoro e partire in un viaggio verso mete esotiche e lontane...

Il viaggio fisico come viaggio dello spirito. In Paradisi perduti Emanuele Zeffiro, al suo esordio letterario, usa il tema del viaggio come vuole la tradizione. Il viaggio di Davide, ancora più complicato perché verso mete sconosciute e lontanissime, anche culturalmente parlando, è necessario. Uno step fondamentale per un viaggio altrettanto importante, quello dentro se stesso. Specificherei meglio: quello dentro il suo cervello. Un personaggio autosabotante, talmente complesso da sembrare una donna. I pensieri di Davide, che Zeffiro descrive, anche usando la sua voce, in modo molto preciso, pur nella loro complessità, sono continuamente paranoie. Paranoie contestuali, legate a doppio filo con le immagini, le persone e gli episodi presenti. Paranoie retroattive, che lo portano nel complesso recupero della stessa paranoia. Paranoie. Everywhere. La scrittura di Zeffiro, nonostante la densità (di paranoie) tuttavia rimane scorrevole e coinvolgente, pur raccontando una storia, se vogliamo, già letta. Eppure, anche se in fondo la storia la conosciamo già, l’abilità dell’autore ci attira pagina per pagina. La storia di Davide appassiona perché, in fondo, è la storia di tutti. Quei trent’anni, complessi, che fanno da cesura tra sogni di giovinezza, presente e paura o bramosìa del futuro. Quei trent’anni.