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Certo che i giovani sono proprio senza speranze. Questo pensiero ha attraversato la mente della signora Jouan – reduce da una partita a ramino che l’ha vista uscire arrabbiata e sconfitta da quell’antipatica della vedova Condotti – già un paio di volte. Seduta sulla panchina della fermata del tram 8 Gianicolense/San Camillo, attende per un po’ accanto a un giovane che tiene per tutto il tempo le mani intrecciate nella tasca centrale della felpa e ascolta la musica dalle cuffie blu appoggiate alle orecchie: il suono della musica è infernale e al ragazzo non sembra passare neppure per l’anticamera del cervello che abbassare il volume sarebbe segno di buona educazione. Poi, quando finalmente il tram si ferma e le porte del mezzo si aprono, una ragazza scende in tutta fretta, con la testa bassa, il passo veloce e l’arroganza di chi pensa di essere padrona del mondo. Solo i riflessi ancora pronti della signora Jouan evitano una collisione con la sua borsa. Ci prova, l’anziana donna, a rimproverare la giovane, ma questa attraversa rapida i binari, senza degnarla della minima attenzione, e in un attimo è dall’altro lato del marciapiede. La signora Juan sbuffa e si aggrappa alla maniglia per salire sul mezzo. Una rapida occhiata e realizza che le persone sedute sono in gran parte sopra i sessant’anni, mentre una giovane donna incinta è in piedi nel corridoio. Non è possibile. Occorre cercare il modo per farla sedere. C’è un ragazzo, seduto più avanti, con la testa, protetta da un cappuccio, appoggiata al vetro del finestrino. Servono tre fermate dell’autobus alla signora Jouan per raggiungere il ragazzo, che ha gli occhi chiusi e sembra dormire beatamente. L’anziana donna lo sa bene che quella è un’ottima scusa per non essere costretti a cedere il proprio posto. Allora prova a tossire, ma anche questo giovane ha gli auricolari da cui esce, per fortuna a un volume più decente rispetto al ragazzo sulla pensilina, musica. E quindi non sembra sentirla. Un altro colpo di tosse stizzoso, ma niente da fare. Ogni tentativo è vano. Quando la signora Jouan scende alla sua fermata, il giovane non ha mosso un muscolo. Né lei, né nessun altro su quel tram si è reso conto che il ragazzo, in realtà, è morto…

Il nuovo romanzo di François Morlupi, che ha come protagonista la famosa squadra operativa che fa capo al commissario Biagio Maria Ansaldi, si apre in una Roma notturna e piovosa. E indifferente. Sì, perché Morlupi torna a raccontare la sua Roma inquieta e ferita, restituendoci un noir profondo e ricco di implicazioni sociali, che conferma la maturità narrativa raggiunta dall’autore. Protagonista è ancora una volta la squadra di Monteverde – un gruppo eterogeneo e umanissimo di poliziotti soprannominati i “Cinque”, ciascuno con le proprie fragilità e idiosincrasie: Eugénie Loy è segnata da un passato doloroso; Di Chiara è un appassionato di calcio; Leoncini sogna una famiglia e Alerami, nota per la sua impulsività e caparbietà. Se nelle opere precedenti era il crimine il motore dell’azione, qui il cuore pulsante del romanzo è l’indifferenza. Tutto prende il via con il cadavere di un adolescente trovato su un tram fermo al capolinea. Il ragazzo, che trasporta nello zaino una grande quantità di droga, è rimasto ore inosservato tra i passeggeri. La sua morte, oltre al mistero da risolvere, diventa quindi specchio tragico delle fragilità della nostra società: un grido muto nell’era dell’iperconnessione, dove nessuno si accorge dell’altro. Da qui parte l’indagine, che si trasforma in una discesa negli abissi della solitudine giovanile, della frattura generazionale, del fallimento educativo. Morlupi scrive con delicatezza ma senza edulcorare, usando i toni del giallo, per parlare di disagio, famiglie distratte, adulti disillusi, ragazzi invisibili. La scrittura asciutta, ritmata, punteggiata da una sottile ironia malinconica si fa strumento ideale di un romanzo corale e dolente, che riflette sull’assenza di comunicazione, sul bisogno d’amore e sul peso delle scelte. Più che un semplice giallo, quello di Morlupi è quindi un romanzo umano, capace di intrattenere e far riflettere.

LEGGI L’INTERVISTA A FRANÇOIS MORLUPI