Novate Milanese, Milano. A suo nipote piace tanto disegnare i contorni della mano del nonno e tracciare la linea tra il polso e il pollice, poi scendere nell’ansa interna e risalire verso l’indice. E anche ora è intento in quell’operazione che non smetterebbe mai di eseguire. Tuttavia non c’è più molto tempo e nonno Italo non può permettersi, stamattina, di arrivare in ritardo all’asilo. Ha troppe faccende da sbrigare. Deve essere certo di prendere l’autobus e non restare imbottigliato nel traffico cittadino. Sono otto mesi che è salito dalla Sardegna per prendersi cura del piccolo Filippo, che lui chiama Pippo: tre anni di simpatia e sviluppata vena artistica. Le educatrici, all’asilo, sostengono che il piccolo si esprima poco e in maniera meno elaborata rispetto ai compagni della stessa età. A casa, invece, con il nonno, Pippo si lascia andare a discorsi parecchio elaborati e non sta zitto un attimo. Certo è che le sue frasi sono spesso incomprensibili, ma almeno il piccolo ci prova. D’altra parte, secondo il parere della psicologa infantile che si occupa del bambino, la regressione del linguaggio è assolutamente comprensibile, dato il trauma che ha segnato la vita di Filippo. E quella di nonno Italo. Maria Donata, sua figlia, la madre di suo nipote, è stata uccisa otto mesi prima. Addosso portava un abito da sposa non suo e a oggi nessun passo avanti è stato fatto nelle indagini: buio totale. Anzi, peggio. L’indagine sta per essere archiviata. Ma Italo non ci sta. Lui non si arrende. Ecco perché ha tanta fretta di accompagnare Pippo all’asilo. Dopo averlo lasciato all’ingresso del nido, tra le braccia della maestra, Italo si allontana in fretta, soprattutto per evitare che il pianto del nipote, inevitabile ogni mattina, si faccia più lancinante e gli spezzi definitivamente il cuore. L’uomo cammina fino alla fermata dell’autobus di via Bollate. Sa che occorrerà almeno un’ora prima di arrivare a destinazione. Strega. Vito Strega è l’uomo che sta per incontrare e al quale sta per consegnare ogni sua speranza. L’omicidio di sua figlia non può restare impunito. L’assassino deve avere un nome…

Piergiorgio Pulixi è oggi una delle voci più interessanti nel panorama del noir italiano. I suoi romanzi hanno vinto premi nazionali e internazionali di prestigio e sono stati tradotti in diverse lingue. Torna in libreria con una nuova indagine per il criminologo Vito Strega e la sua squadra. Questa volta a chiedere il suo aiuto è un padre, devastato dal dolore per la perdita dell’amata figlia. Quello tra Italo e Maria Donata è un legame fortissimo, che la distanza – lui in Sardegna e lei a Milano – non ha scalfito in alcun modo. È stata la morte, invece, a spezzare il filo tra i due. Maria Donata è stata uccisa brutalmente e l’assassino ha allestito una scena macabra e da brividi: ha fatto indossare alla sua preda un abito da sposa prima di ucciderla. Perché? E perché, dopo otto mesi da quel barbaro assassinio, un responsabile non è ancora stato trovato? Saranno Strega e i suoi a dover scavare nel torbido di una Milano ostile, piovosa e ventosa, indifferente al dolore di un padre che può solo attaccarsi al nipote e alla speranza che giustizia, prima o poi, venga fatta. Il dramma di Italo, dilaniato dallo strazio ma determinato a non mollare, si riflette su Vito e su ogni singolo elemento della squadra, chiamato a fare i conti con i propri demoni e i propri non detti. Perché alla verità non si sfugge e con la vita, prima o poi, ci si deve fare i conti. Un romanzo carico di tensione e di umanità; un noir che, paradossalmente, trasuda dolcezza in ogni pagina; una vicenda che si legge in un lampo e che dimostra, caso mai fosse necessario, l’abilità di Pulixi nel tessere intrecci avvincenti e credibili e la sua capacità di maneggiare le parole, renderle uno strumento a suo servizio e trasformare ciascuna di esse in un dardo, capace di colpire il lettore al centro del cuore.