Per la notte di Capodanno Oki decide di andare a Kyoto ad ascoltare i 108 rintocchi rituali delle campane che tradizionalmente, per il loro suono cristallino, vengono trasmesse sulla radio nazionale. Quell’anno vuole godersi quel momento di serenità dal vivo, senza un apparecchio radiofonico a fare da filtro. Kyoto però è anche la città in cui vive Otoko Ueno, la donna che tanti anni prima aveva amato con passione e tanto egoismo, quando lei era ancora soltanto una sedicenne, rovinando la sua giovane vita. Lei è la protagonista del romanzo che lo ha reso celebre: lo stesso romanzo che alimenta, oltre alle casse familiari e gli studi del figlio Taichiro con i suoi diritti di vendita, anche i fantasmi di sua moglie Keiko, costretta ad avere davanti agli occhi costantemente quell’amore puro che sa di non poter mai avere. Oki decide di incontrarla, adesso che lei è una pittrice affermata, lì nella città in cui sua madre la obbligò a trasferirsi dopo i tragici eventi scatenati da quella drammatica unione: un aborto spontaneo, la degenza in un ospedale psichiatrico, la reputazione rovinata da quel caso letterario. Ma all’appuntamento si presenta la sua giovane allieva, la misteriosa Keiko, con cui condivide casa e un rapporto che non sembra facilmente decifrabile. Da quel momento tutto inizia a prendere una piega diversa: il passato con tutto il suo fardello chiede al presente di pagare un conto...

La struttura narrativa di questo romanzo poco conosciuto (ma dal quale nel 1985 Joy Fleury ha tratto un film con Charlotte Rampling, Myriem Roussel, Andrzej Zulawski) del Premio Nobel giapponese può apparire a tratti poco scorrevole, sofferente per alcuni passaggi riepilogativi o ripetitivi. Occorre però ricordare che quest’opera uscì inizialmente a puntate e fu in seguito uno sceneggiato radiofonico di grande successo in Giappone. Anche le pause che Yasunari Kawabata si prende per descrivere dettagliatamente gli elementi del paesaggio o del vestiario dei protagonisti ‒ oltre che a rappresentare un segno distintivo della sua scrittura ‒ sono, soprattutto, momenti di riflessione sulle vicende raccontate. La tristezza del titolo vela i rapporti umani tanto quanto l’erotismo, che non abbandona mai i romanzi di Kawabata. Qui la pulsione sessuale compiaciuta ed egoistica di Oki, che non sembra curarsi delle effetti dolorosi che produce nelle vite delle donne che ama, fa il paio con l’amore totalizzante e assoluto provato da Otoko o da Fumiko. Entrambe le donne, infatti, si arrendono al sentimento che provano per quell’uomo, accettando di essergli devote e di sacrificare la propria vita, seguendo un ordine morale che appartiene sicuramente al Giappone del passato. In questo quadro, la presenza di Keiko serve all’autore a mettere ordine, come fosse quest’ultima una moderna Nemesi, che decide di esaudire il suo desiderio malato di vendetta sul personaggio più ingenuo e inerme, Taichiro.