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Ombre giapponesi

Ombre giapponesi

Akamagaseki, qualche secolo fa. Presso il tempio di Amidaji abita un cieco di nome Hōichi, conosciuto da tutti per la sua abilità sia nel recitare sia nel suonare il biwa. Si dice che quando intona la canzone della battaglia di Dan-no-ura neppure i kijin (folletti) riescano a trattenere le lacrime… È deciso, l’esecuzione si terrà nel giardino dello yashiki. Vi conducono quindi l’uomo, con le mani legate dietro la schiena, e lo fanno inginocchiare. A un certo punto il condannato ricorda che è nato stolto per via del suo karma e che è sbagliato uccidere un uomo perché è stolto. È un errore che prima o poi si paga… È una gelida sera d’inverno e le donne impiegate presso una manifattura di canapa sono raccolte attorno al grande braciere posto nella sala della filatura. Per divertirsi cominciano a raccontare storie di fantasmi, sino a quando una ragazza propone una sfida: andare da sola, al buio, sino a Yurei-Daki… In mezzo alle montagne vivono un taglialegna e la moglie; entrambi molto anziani, non hanno figli. Un giorno il taglialegna, addentrandosi nella foresta, scorge all’improvviso una piccola sorgente. Il giorno è molto caldo e lui ha lavorato sodo, pertanto decide di bere una lunga sorsata d’acqua: quando si specchia di nuovo nella sorgente, però, qualcosa è cambiato… Tokkei è un giovane studente di Kyōto. Una sera viene attirato dalla vetrina della bottega di un rigattiere. Vi è esposto un vecchio paravento a pannello unico sul quale è dipinta una ragazza a figura intera. Il prezzo è molto basso, così Tokkei decide di acquistare il paravento e portarlo a casa…

In questo volume sono raccolti 39 dei racconti che l’autore ha scritto durante la sua permanenza in Giappone e che hanno permesso ai lettori occidentali di fine 1800 – inizio 1900 di entrare in contatto con le tradizioni e le leggende del Paese nipponico. La prosa è quella tipica dell’autore: lirica, ricca e leggera allo stesso tempo, capace di dipingere immagini e descrivere l’invisibile, probabilmente frutto della sua burrascosa vita che lo ha portato dall’isoletta greca di Leucade (o Lefkàda) a Dublino, poi a Rouen, Londra, New York, in Martinica, Vancouver e, infine, Yokohama. Nel corso del suo vagabondare si è accresciuta sempre più la sua predilezione per la musa del bizzarro e del mostruoso, a cui si è affidato per la stesura dei racconti qui raccolti. L’autore, infatti, non si è limitato a riportare fedelmente quanto gli veniva narrato, ma si faceva raccontare le varie storie dalla moglie giapponese e poi le riformulava aggiungendo qualche spunto o commento personale. Non si tratta quindi di racconti orali trasposti su carta, ma della sensibilità giapponese filtrata attraverso la sensibilità di un apolide essenzialmente occidentale ma disposto a osservare con attenzione e capire. In questi racconti si susseguono monaci, samurai, artisti, spiriti, folletti, natura, coraggio, viltà, amore filiale, rispetto, onore, vendetta, ovvero tutti quegli elementi che, a volte in contraddizione tra loro, hanno caratterizzato dapprima il Giappone chiuso su se stesso e poi quello che stava gradualmente aprendosi all’esterno. Si potrebbe ipotizzare che le ombre citate nel titolo facciano riferimento a tutti gli spettri e avvenimenti spaventosi che interessano i protagonisti umani dei racconti, ma se queste ombre, in realtà, fossero proprio quelle indefinite e indecifrabili degli uomini?