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Come in un labirinto di specchi

Come in un labirinto di specchi

Una lettera dal passato, rimasta sospesa nell’indeterminatezza che intercorre tra mittente e destinataria, porta pezzi di ricordi da rimettere insieme. Quello che sembrava spinto nei recessi della memoria riemerge in una luce strana, confusa e porta con sé vecchi sentimenti, vecchie emozioni, scampoli di una storia comune che all’improvviso si divarica. Emma e Luisa sono due amiche che crescono insieme nell’ambiente rassicurante e ovattato della Roma borghese, cullate nel seno della società bene che guarda da lontano (e dall’alto) la marmaglia proletaria della società. Ci pensano i tumulti del 1968, la ventata rivoluzionaria che portano in seno, a sparigliare le carte, a mescolare le convinzioni interiori di una classe che si riteneva immune dalle tentazioni rivoluzionarie e anzi da esse minacciata. Ed è qui che le strade di Emma e Lucia si separano. Lucia sceglie di rimanere nel conformismo borghese, fa scelte ordinarie, forse quelle che ci si aspetterebbe da una persona della sua estrazione sociale: studia e si trasferisce all’estero, spezzando un legame già debole con la famiglia di origine. È Emma, invece, che scarta di lato, abbraccia la causa rivoluzionaria, aderisce ai gruppi extraparlamentari che negli anni Settanta in Italia conducono una lotta politica radicale, pericolosa. Le due amiche non si perdono di vista - non ancora - c’è un affetto che va oltre questo spartiacque, i litigi, le scelte. Ma fino a quando può resistere la solidità dell’amicizia; quanto le scelte di vita plasmano a tal punto i destini da sbriciolare il passato e le intenzioni, da polverizzare le promesse e dissolvere nel vento i sentimenti, la memoria, le parole dette e quelle urlate e rendere impossibile ricomporre le macerie?

Gli anni della contestazione a cavallo tra la fine dei Sessanta e i Settanta offrono sempre spunti alla scrittura di storie. Silvana Mazzocchi reitera il tema e anche i suoi cliché. Il clima cupo, teso dell’epoca, la logica del sospetto, il rischio che comportavano le posizioni radicali, liminali al terrorismo rientrano in un quadro di elementi classici che però non sono sostenuti da una scrittura originale. Come originale non è scegliere per protagonista una donna della borghesia che lascia gli agi della sua condizione per dedicarsi anima e corpo alla lotta rivoluzionaria. Il plot non offre punti di snodo degni di nota, nessun angolo che riservi sorprese. La struttura è piana, a tratti piatta, come lo è il nodo dell’amicizia che si spezza al momento di confrontarsi con le scelte irriducibili e che in qualche modo si tenta di rivedere quando l’età adulta dota di strumenti per un’analisi più matura degli eventi e delle cause che li hanno scatenati. Come in un labirinto di specchi si legge rapidamente, non pone davanti criticità con le quali rapportarsi, dà spesso la sensazione amara del déjà vu, la sua struttura è abbastanza semplice così come lo è il formalismo del taglio e del linguaggio. Se è del fuoco che cercate in una storia sugli anni della contestazione, purtroppo in questo romanzo non troverete molta legna da ardere.