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Il dialogo del sorriso

Il dialogo del sorriso

“Vivendo con persone cariche di ferite, [...] di tanto in tanto esplodo. Sono troppi i dolori che sento. E all’improvviso [...] chiudo baracca e burattini e mi butto nella poesia, nella musica, nel sogno. Questo libro è nato così. Scompaginato come il suo padrone, ma infinitamente terapeutico. [...] Da trentacinque anni mi diverto a sintetizzare tutte le mie chiacchierate con i ragazzi e gli educatori nel modo strano che voi leggerete. [...] Li ho chiamati Cantici perché, quando parlo con i miei, non faccio conferenze, lezioni, [...] mi esprimo con parole-simbolo, emozioni, urla, decaloghi, canti. E magicamente, a nostra insaputa, nasce un'ambientazione indescrivibile. [...] Voglio che accada qualcosa di simile anche a voi che leggerete. Non dovete capire, dovete emozionarvi”. Sono otto le parole/frasi simbolo che Don Mazzi raccoglie in questo volume: scartini, silenzio-deserto, frammenti, cammino, tempo-vita, cercando l’uomo, dialogo con Dio, natura e uomo. Scartino è “un escluso, un qualcosa di diverso rispetto al resto, un pezzo fuori posto e senza valore”. Ma chi decide chi è uno scartino e chi non lo è? E che essere normali sia meglio di essere uno scartino? Un quarto d’ora di silenzio al giorno è un aiuto al nostro cammino interiore. Nel silenzio sgorgano le vibrazioni che avevamo sepolto nella confusione e nella fretta, sparisce il tempo dell’orologio e compare quello del cuore. Il silenzio vero crea il Deserto cioè il terreno che ciascuno di noi deve percorrere da solo... Quando un oggetto di valore si rompe gli orientali ne ricompongono i frammenti riempiendo le spaccature con polvere d’oro. Quest’antica tecnica si chiama Kintsugi e non nasconde le fratture anzi le esibisce perché le ferite rendono l’oggetto più bello, unico. Anche per le persone è così: le ferite sono un segno orgoglioso di rinascita. E la tecnica che salda insieme i pezzi negli esseri umani si chiama Amore...

Don Antonio Mazzi si occupa di assistenza e formazione per giovani con problemi di disagio dal 1955. Nel 1984 fonda - nella Cascina Molino Torrette del Parco Lambro di Milano - la comunità Exodus, oggi presente in Italia e nel mondo con una quarantina di realtà che accolgono e recuperano giovani con problemi di disagio sociale legato prevalentemente alle tossicodipendenze e svolgono prevenzione con attività di aggregazione giovanile. Ne Il dialogo del sorriso, suo ultimo libro, ha voluto creare una sintesi dei tanti discorsi orali tenuti negli anni con i suoi ragazzi, educatori, volontari. Obiettivo: cercare di far sentire al lettore la stessa “ambientazione indescrivibile” che si crea in quegli incontri, in particolare nel Capitolo di Exodus, l’assemblea annuale dei rappresentanti della rete di comunità e centri che fanno a lui riferimento. Un libro scritto in un periodo in cui non riusciva a dormire di notte e quindi ha pensato di riprendere i suoi appunti e scarabocchi sul block-notes rielaborandoli in meditazioni e cantici, otto percorsi spirituali e concreti per affrontare le sfide difficili del nostro tempo. Ciascun argomento o meglio “parola-simbolo” viene brevemente introdotto in prosa e poi esposto sotto forma di poesia, “Cantico”.Nel capitolo “Scartini” troviamo il “Cantico dello scartino”, nel capitolo “ Silienzio-Deserto” troviamo il “Cantico del silenzio ignorante” e il “Cantico al Dio delle mie notti”, nel capitolo “Frammenti” troviamo il “Cantico del frammento” e così via. Tutto il libro è un invito a non isolarsi, ad aprire gli occhi e il cuore, ma anche a voltare le spalle all’aggressività dei nostri tempi per abbracciare il “dialogo del sorriso”, il confronto aperto, lo scambio nel quale si ascolta e si può anche imparare. Nelle conclusioni un’apologia del sorriso come terapia al mondo odierno, rafforzata da citazioni illustri come quella di Madre Teresa di Calcutta: “Cerchiamo sempre di venirci incontro con un sorriso, perché il sorriso è l’inizio dell’amore”.