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Red

Red
Certi “vecchietti” in pensione non andrebbero disturbati. Paul Moses, ex agente CIA, è uno di questi. Non tanto perché il suo aspetto da duro – calvo, occhio azzurro chiaro penetrante e pietrificante, muscoli tesi e al posto giusto nonostante l'avanzare dell'età – ma perché Paul ha un solo desiderio: essere lasciato in pace. Essere dimenticato e abbandonato nel (fottuto) piattume dei suoi ultimi giorni, fatti di poche telefonate di qualità e sopratutto tanti rimorsi e ricordi. Teste spappolate e preghiere piagnucolanti in pole position. Perché Paul è stato uno di quegli agenti che fanno quel che devono fare senza fermarsi di fronte a gravità o efferratezza dell'atto richiesto: l'America ordina, Paul esegue. Tutto, pur di rendere gli USA un posto migliore. E invece quei birbanti della CIA assoldano tre dei migliori uomini per farlo fuori. Anche da pensionato, sembra che Paul e il suo passato siano una macchia troppo difficile da ignorare, anche sui sudici vestiti dei servizi segreti. Che dovrebbe fare, a questo punto, il più spietato ex poliziotto del nuovo mondo? Uccidere e minacciare, ovviamente, finché qualcuno, tra lacrime e sangue, non sia disposto a dirgli la verità...
Come Paul, anche Warren Ellis ha la fama di essere un duro: con quella lunga barba aggrovigliata, l'occhio a fessura, l'espressione austera e un certo amore per le storie forti. “Bad ass”, direbbero gli americani. Red, miniserie di tre numeri a cui si è ispirato anche un film, riflette il lato più incisivo dello scrittore britannico, quello che sa coniugare (e non sempre gli riesce), azione e velocità con profondità di dialoghi e riflessioni. È da notare come queste soluzioni felici avvengano solitamente quando Elliss lavora su soggetti e personaggi nuovi non ingabbiati nella continuity degli universi narrativi Marvel o Dc (abbastanza dimenticabili, ad esempio, le ultime storie degli X-men da lui sceneggiate) ma che può reinventare a piacimento: è stato così con il capolavoro Planetary ed è così con Red. La vicenda di Paul Moses, in realtà piuttosto banale e modellata sul classico stereotipo della storia di vendetta, è anche l'occasione per fermarsi un attimo e guardare negli occhi l'America di oggi: il capo della CIA non è più un cazzutissimo cop addestrato ma un mezzo damerino che ha a che fare un po' troppo con la politica, e i servizi segreti, invece di occuparsi di ciò che mette in pericolo la supremazia economica americana, devono guardarsi dagli orrori che negli anni hanno prodotto, mostri che gli dormono in seno, tranquilli, in pensione, ma la cui sola esistenza è una minaccia ad una reputazione che non può essere riabilitata. Paul Moses è tutto questo, ma a differenza dei suoi potenziali carnefici (che lo vorrebbero preda, ingenuamente) ha il coraggio di ammettere che la sua non è un'anima immacolata e che mai potrà tornare ad esserlo: “Io sono tormentato da tutto quello che ho fatto. […] Ho fatto queste cose perché mi era stato detto che l'America non sarebbe stata al sicuro. […] Ma non sono un mostro perché uccido: uccidere è facile. Sono un mostro perché accetto le decisioni difficili”. Le matite di Cully Hamner, semplici, statiche, sintetiche, sono probabilmente una scelta stilistica: Red è una vicenda fulminante raccontata in modo fulmineo, anche se forse scontato. Il pregio maggiore è probabilmente nella caratterizzazione di Paul (che l'episodio speciale Solo per i tuoi occhi approfondisce) e nell'importanza che viene data alle sue parole, quasi gli unici decibel che si sentono “risuonare” tra le vignette: il lettering mancante ammutolisce le pagine ma dà la possibilità al protagonista di riempire tutta la scena e di dire la sua su un presente non proprio irreprensibile.